di Marco Torricelli
L’annuncio lo ha fatto personalmente il vescovo, Giuseppe Piemontese. Per i dipendenti della diocesi è in arrivo un altro ‘giro’ di cassa integrazione, dopo quello a cui ha fatto ricorso, ad inizio anno, l’amministratore apostolico Ernesto Vecchi.
Malumori E loro, i dipendenti, non l’hanno presa bene. Soprattutto perché il primo, di ‘giro’, non sarebbe stato gestito in maniera propriamente equa: «C’è chi è stato a casa per troppo tempo – è stato ricordato – e chi c’è stato per troppo poco o addirittura per niente, in base a scelte non sempre motivate adeguatamente».
L’alternativa Al vescovo è stato chiesto di prendere in esame una proposta alternativa, che prevederebbe una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro – stavolta uguale per tutti i dipendenti – ma la risposta sarebbe stata simile a quella già ricevuta in passato e cioè che certe posizioni organizzative sono indispensabili, mentre altre possono essere considerate meno importanti. Ma Piemontese ha promesso che ci penserà.
La magistratura Come penserà a quella nuova iniziativa nei confronti della magistratura – con la presentazione di denunce formali e richieste di provvedimenti ingiuntivi nei confronti degli ex dipendenti considerati ‘infedeli’ – per dare nuovo impulso alle indagini. Soprattutto perché, va ricordato, la diocesi deve cominciare ad organizzarsi per restituire il prestito – 12 milioni e mezzo di euro – concesso dallo Ior.
Niente interessi Si tratta, anche se la banca vaticana non chiederà gli interessi, di una bella somma da rendere in dieci anni. Più di un milione e 200mila euro all’anno. Più di 100mila euro al mese. Per dieci anni. E, quindi, sarebbe opportuno cercare di recuperare almeno una parte di quanto sarebbe finito nella disponibilità di alcuni degli ex dipendenti – le indiscrezioni parlano di decine di milioni di euro – e che solo indagini, mirate e giustificate da denunce precise, potrebbero far rientrare dalla porta dopo essere uscite dalla finestra.
Amelia Sabato, intanto, la città di Amelia ha riservato un’accoglienza calorosa al nuovo vescovo, che – dopo l’ordinazione ricevuta a Terni – ha fatto il suo ingresso nella terza città della diocesi. Ad accogliere il vescovo a porta Romana, dove è giunto su un’auto d’epoca, il parroco, monsignor Sandro Bigi, i rappresentanti dell’ente Palio dei Colombi, Contrade e tanti cittadini.
Il sindaco Davanti alla sede municipale, il vescovo ha ricevuto il saluto del sindaco di Amelia, Riccardo Maraga in rappresentanza dei sindaci dell’amerino e delle altre istituzioni civili e militari: «Dopo 107 anni un nuovo vescovo francescano torna ad Amelia», ha ricordato Maraga, che presentando la comunità cittadina l’ha definita «dal sentimento religioso diffuso e radicato. La gran parte delle manifestazioni pubbliche hanno una matrice religiosa che si fonde con la tradizione e il folklore». Il sindaco ha quindi ricordato i tanti progetti che vedono insieme amministrazione e chiesa locale «in un costante dialogo, dato che l’area di comune interesse oggi si va ampliando e si cerca di metter insieme le forze per lottare contro povertà ed esclusione».
Il vescovo Nella cattedrale di Amelia il vescovo Piemontese ha poi presieduto la celebrazione: «Molti hanno tante aspettative in un vescovo – ha poi detto – che è un segno sacramentale che rappresenta il Signore, ma che è un uomo come gli altri, peccatore e bisognoso della misericordia del Signore. La nostra diocesi ha bisogno di rialzarsi, ha bisogno di sentire la vicinanza di Gesù per camminare, gioire nella preghiera e uscire per annunciarlo».

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