L'avvocato Antonio De Angelis

La storica sentenza della corte di giustizia europea che ha condannato lo stato italiano per l’abuso dei contratti a termine nel settore della scuola – e che ora rischia di creare seri problemi alle casse del Miur – ha avuto origine a Terni.

Agorà L’avvocato Antonio De Angelis, infatti, spiega che «ad avviare per primo in Italia il contenzioso con il ministero, per il riconoscimento del diritto dei docenti e personale Ata con oltre 36 mesi di servizio mediante contratti a tempo determinato ad ottenere l’assunzione a tempo indeterminato, è stato infatti il sindacato nazionale scuola Agorà, con sede a Terni. La questione trova la sua origine nelle cause presentate da un gruppo di docenti e personale Ata precario, iscritto al sindacato e che, con il patrocinio della collega Cristiana Zanella e mio, avevano adito le vie giudiziarie sostenendo l’illegittimità dei contratti a termine stipulati in successione e quindi avevano richiesto al giudice del lavoro l’assunzione in ruolo o, in subordine, il risarcimento dei danni».

L’iter La prima sentenza fu dell’anno 2007 e fu emessa dal Tribunale di Orvieto e ora «i giudici di Lussemburgo hanno finalmente posto fine alla lunga battaglia legale che negli anni successivi il sindacato Agorà e noi come legali – spiega l’avvocato De Angelis – abbiamo portato avanti: la corte di giustizia europea ha stabilito, infatti, che la normativa italiana non prevede alcuna misura che possa prevenire il ricorso abusivo ad una successione di contratti di lavoro a tempo determinato. Sebbene il settore dell’insegnamento testimoni un’esigenza particolare di flessibilità, lo Stato italiano non può esimersi dall’osservanza dell’obbligo di prevedere una misura adeguata atta a sanzionare debitamente il ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato».

La normativa Inoltre, spiega ancora il legale, la sentenza ha stabilito chela legge italiana «non prevede criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare se il rinnovo risponda ad un’esigenza reale, sia idoneo a conseguire l’obiettivo perseguito e sia necessario a tal fine», e «non contempla neanche altre misure dirette a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo a tali contratti».

«Vittoria storica» E adesso gli avvocati Zanella e De Santis parlano di «vittoria storica. Perché dopo anni di contenzioso, adesso la corte di cassazione non potrà che adeguarsi alla decisione della corte di giustizia europea e riconoscere il diritto alla stabilizzazione e risarcimenti per circa due miliardi di euro per oltre 250 mila precari della scuola».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.