Immigrati al voto

di Francesca Mancosu

Ormai ci siamo. È tutto pronto, o quasi, per le elezioni della Consulta per l’integrazione del Comune di Terni, in programma domenica 26 gennaio al centro multimediale.

Gli appuntamenti Dopo il rinvio dello scorso novembre per scarso numero di adesioni, i candidati che si sfideranno per i 25 posti disponibili sono saliti a 36 e saranno presentati ufficialmente sabato 18 alle 16 in un incontro organizzato dalla Uil insieme all’Associazione anziani e immigrati, e martedì 21 a palazzo Spada, alle 17.

I candidati Chi sono? Cosa sognano per le proprie comunità? E cosa manca a Terni per diventare una città davvero accogliente? Per non fare torti a nessuno, siamo andati a chiederlo a quattro candidati, uno per ognuno dei continenti rappresentati nell’organismo consultivo (in rappresentanza dei quasi 12mila immigrati residenti), che grazie ad una norma transitoria entrerà in carica subito con un mandato di 4 anni e sarà svincolato dalla legislatura comunale.

Europa – Nicoleta Moisa Trentacinque anni, in Italia ormai da 10, Nicoleta in Romania era un’insegnante di religione, mentre qui, fra alti e bassi, fa la badante. «Nonostante alcune difficoltà, mi trovo benissimo a Terni – racconta – e credo che l’idea della consulta sia una buona cosa per tutti gli immigrati. Non dobbiamo avere solo doveri, ma anche diritti. Che devono essere rispettati». Troppe volte, magari dietro al ricatto della firma necessaria per ottenere il permesso di soggiorno, «tanti di noi sono trattati come schiavi, assunti formalmente ma senza stipendio, e a volte messi alla porta senza troppe parole, appena la persona di cui ci occupiamo muore». Un problema diffuso, a quanto pare, che è alla base di una delle richieste che Nicoleta vorrebbe portare davanti al consiglio comunale: «Vorrei creare una casa che accolga quanti restano improvvisamente senza lavoro. Non un dormitorio, ma un rifugio in cui poter stare per qualche giorno, per riorganizzarsi le idee, con delle regole precise».

«Vogliamo un portale ad hoc per gli immigrati» Un altra critica, fatta propria da tutti i candidati con cui abbiamo parlato, è la difficoltà ad avere informazioni da parte dei servizi comunali e provinciali, dal Centro per l’impiego allo Sportello per il cittadino. «Non sono disponibili informazioni organiche – su lavoro, salute, burocrazia, eventi – dicono praticamente all’unisono – e se ci sono, sono solo in italiano. Gli impiegati con cui ci troviamo a parlare non sanno neppure l’inglese, e fra di loro non c’è neppure un operatore specializzato». La soluzione? «Una volta eletti, vorremmo realizzare – a nostre spese e con le nostre forze– un portale multilingua, in cui riunire tutte le informazioni che ci servono: opportunità di lavoro, bandi, agevolazioni, iniziative per i cittadini».

Asia / Oceania  – Delwar Hossain Originario del Bangladesh, e in Italia da 23 anni, Delwar ha lavorato per tanto tempo in alcune gioiellerie fra Roma e Milano. È finito a Bolzano «ma era troppo cara per viverci insieme alla mia famiglia», e quindi a Terni, chiamato da un connazionale, per un lavoro in una ditta di pulizie industriali, ormai 13 anni fa. Fondatore e presidente della’Bangladesh Welfare association’, che riunisce circa la metà dei 150 bengalesi residenti in città, e membro dell’associazione ‘Anziani immigrati per l’integrazione’, in prima linea nella promozione delle elezioni per la consulta. «È un progetto in cui credo molto – racconta – e spero davvero che funzioni, che riesca a realizzare concretamente l’integrazione fra immigrati e ternani. Un rapporto che negli ultimi anni, complice la crisi, è sicuramente peggiorato». Per Delwar, sarebbero sufficienti pochi atti concreti: «basterebbe migliorare le iniziative che ci sono già, magari fare dei progetti con la Regione, e con il Comune come capofila, per accedere ai fondi europei destinati ai cittadini dei Paesi terzi».

Americhe – Enrique Ariel Toledo A rappresentare le Americhe, che a Terni sono presenti soprattutto grazie alla comunità dominicana, insieme a peruviani e boliviani, è Enrique, 61 anni, uruguaiano. «Sono finito qui 20 anni fa, su invito di mia zia, che ha sposato un ternano. Ora siamo in venti». Ex operaio all’acciaeria ed ora disoccupato, è stato anche vicepresidente della vecchia Consulta per gli immigrati, eletta nel 2006. «Nonostante i pessimi risultati della precedente, voglio riprovarci. Credo fortemente in questo progetto; purché non si limiti a ‘parlare’ ma riesca a sbloccare provvedimenti che si occupino davvero della vita delle persone, in primis sul lavoro e sulle case popolari. Allo stato attuale, per noi è difficile anche solo sapere con quale criteri vengono assegnate, come si fa ad entrare in graduatoria».

Africa  – Guy Rhode Ahonga Arrivato nel nostro paese come rifugiato politico dal Congo dilaniato dalla guerra civile, Guy racconta di tante esperienze di lavoro in giro per l’Umbria – prima come muratore ed ora come commerciante ambulante -, l’impegno per l’apertura delle due chiese evangeliche di Terni dove si riuniscono molti dei suoi connazionali e quindi la decisione di ‘fare di più’ per la vera integrazione. «Prima di tutto, servirebbe un’azione del governo italiano per il riconoscimento della cittadinanza per i figli degli immigrati nati qui, e poi un rilascio più facile anche per noi. A livello comunale– prosegue – ho riscontrato un basso livello di assistenza sociale verso i soggetti più in difficoltà. Mancano case popolari grandi per le famiglie numerose e c’è troppa burocrazia». Un esempio su tutti? Il certificato di idoneità alloggiativa previsto dal Testo unico sull’immigrazione, per il quale chi chiede un ricongiungimento familiare deve provare di avere un reddito sufficiente a mantenere chi porta in Italia, ma anche un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonché di idoneità abitativa, accertati dai competenti uffici comunali. «Ho fatto la domanda prima che nascesse la mia seconda figlia, e ho dovuto ripresentarla dopo due settimane dalla sua nascita, perché la casa in cui stavamo era diventata ‘troppo piccola’».

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