Immigrati al voto

di Marco Torricelli

Un pasticcio. Comunque lo si guardi, questo è. Soprattutto perché la decisione di rinviare al 26 gennaio le elezioni per la consulta comunale per l’integrazione  – che si dovevano svolgere domenica – suona come una sconfitta. E perché è destinata a rinfocolare le polemiche, mai fino in fondo sopite, su un tema delicato come quello del diritto di rappresentanza per i cittadini immigrati.

Le motivazioni Il sindaco, Leopoldo Di Girolamo, nel motivare la decisione del rinvio, spiega che «sono pervenute 28 domande valide di candidature, per un organismo che dovrà essere composto da 25 membri, in rappresentanza degli 11.052 immigrati aventi diritto al voto». Un numero di candidati decisamente esiguo, insomma, ma non certo l’unico ad aver consigliato il rinvio.

Scarsa rappresentatività Le candidature di immigrati provenienti dal continente europeo, spiega ancora il sindaco, «sono 9 e cioè inferiori al numero di 10 prescritte dal regolamento e per di più tra di esse risultano totalmente mancanti le candidature di genere maschile, mentre lo stesso regolamento prescrive che nell’ambito di ciascun continente ogni genere deve avere una rappresentanza di almeno il 40%». E ancora: «Considerato le 28 candidature presentate rappresentano solo lo 0,0025% del corpo elettorale, si reputano insufficienti al fine di garantire la massima rappresentatività della consulta, anche perché sono del tutto assenti candidati di alcune nazioni aventi un grande numero di immigrati». Quelle certe, per il momento, sono le polemiche in arrivo.

L’auspicio Riaprendo i termini per la presentazione delle candidature e facendo slittare la data delle elezioni, dice ancora Di Girolamo, «si vuole potenziare la valenza dell’organismo, favorendo una maggiore rappresentatività e partecipazione. In questo nuovo lasso di tempo verranno adottate maggiori e più incisive misure per sensibilizzare le comunità degli immigrati alla partecipazione alle elezioni già dalla prima fase della presentazione delle candidature». Ma

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