di Marta Rosati

Acque agitate in quel di Palazzo Spada quando la discussione sul bilancio di previsione era ormai conclusa, prima seduta archiviata senza voti. A mandare in panne i lavori del consiglio comunale, un atto del M5s col quale i grillini chiedevano di mantenere Asm nella totale proprietà del Comune di Terni escludendo qualsiasi forma di vendita delle quote societarie della multiutility.

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Il futuro di Asm  L’atto, perfettamente in linea con la discussione (che per forza di cose ha inglobato in sé il tema delle partecipate), è stato presentato dai Cinque stelle poco prima della replica dell’assessore Vittorio Piacenti D’Ubaldi e prima che il presidente Giuseppe Mascio aprisse la votazione degli altri atti, presentati a inizio seduta da capogruppo Pd Andrea Cavicchioli (una serie di indicazioni politiche ed operative per il sindaco e la giunta sui rapporti con la Regione e con la Fondazione Carit su temi specifici per lo sviluppo locale e per l’assetto della città) e dal dem Francesco Filipponi (sul tema dell’edilizia scolastica e della manutenzione delle scuole). Per questi il consiglio aveva tacitamente accettto l’inserimento all’ordine del giorno, per quello dei pentastellati invece Cavicchioli ha puntato i piedi chiamando in causa il segretario generale Giuseppe Aronica.

Bufera di fine seduta Nella totale agitazione dell’aula, Mascio ha dato voce più volte a maggioranza e opposizione facendo esprimere di volta in volta il segretario per il parere tecnico e convenendo fosse opportuno votare l’inserimento di tutti e tre gli atti complessivamente presentati nel corso della seduta. Risultato: quello dei Cinque stelle non è stato ammesso. Franco Todini di lista civica Il Cammello: «Si tratta di un discrimine politico senza precedenti, capisco l’imbarazzo della maggioranza però basta mandar giù un bicchier d’acqua e quello passa». Thomas De Luca (M5s), furioso: «Questa vicenda ha dell’assurdo, lo faremo presente al Tar».

Discussione no stop Per ‘pareggiare’ i conti con la maggioranza, le colleghe grilline Valentina Pococacio e Angelica Trenta hanno richiesto allora nuovo tempo al presidente Mascio per discutere singolarmente gli atti di Cavicchioli e Filipponi (anche se di fatto già discussi nell’ambito del dibattito generale sul conto previsionale). Per tentare una mediazione è servita la sospensione  dei lavori proposta da Francesco Ferranti di Fi, per riunire i capigruppo. Peccato che al rientro in aula i consiglieri presenti non sono sufficienti per la prosecuzione dei lavori: salta il numero legale, nuova seduta martedì a partire dalle 9.30.

Twitter @martarosati28

 

 

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