di Francesca Torricelli
Ci risiamo. «Per una mammografia ci sono circa sei mesi di attesa». Sono state queste le parole che una donna, che si voleva prenotare per effettuare questo esame, si è sentita dire dall’addetta alle prenotazioni di una farmacia ternana. Ma 180 giorni di attesa sono, in verità, molto lunghi per un soggetto che vuole dei chiarimenti sulla sua salute. E questo non è uno dei casi peggiori.
I numeri Dai 180 ai 360 giorni, questi i tempi medi necessari per le diagnosi sulle patologie femminili, ma non solo. Circa 240 giorni per effettuare delle visite fisiatriche, per delle mappature dei nei o per le elettromiografie. Per non parlare poi di esami come la densitometria ossea, per la quale non risultano appuntamenti disponibili nella provincia. Per problemi di salute, i pazienti non possono permettersi di attendere così tanto e sono quindi costretti a rivolgersi a strutture private. Questo però comporta una spesa, che molti di loro non sono in grado di sostenere.
I privati Tempi di attesa contenuti – in media solo qualche giorno – distinguono nettamente il servizio pubblico da quello privato. In uno laboratorio privato ternano con circa 70 euro il paziente può fare la mappatura dei nei e ricevere, sempre in pochi giorni, le risposte. Un po’ più impegnativa, a livello economico, l’elettromiografia che, in un altro studio privato ternano, si può effettuare al costo di 100 euro circa. Ma il problema è sempre lo stesso: non tutti hanno la possibilità economiche per fare determinati esami.
I consigli Walter Papa, direttore del dipartimento dei servizi della ex Asl 2 di Perugia prova a dare alcuni piccoli consigli ai pazienti per evitar loro le lunghe attese: «Il cittadino può fare principalmente due cose: disdire gli appuntamenti ai quali è sicuro che non si presenterà, permettendo così alle liste di sfoltirsi e velocizzare i tempi di attesa. Alle donne, nella fascia dai 50 ai 70 anni di età, invece consiglio di aderire e restare in un programma di screening mammografico, così da essere maggiormente tutelate e agevolate nei controlli».
La politica «Per un esame doppler richiesto pochi giorni fa, l’interessato, un anziano indigente, è stato chiamato per il novembre 2014 – denuncia il capo gruppo dell’Udc in consiglio comunale, Enrico Melasecche – mentre una colonscopia con sedazione, che a Terni nessuna struttura pubblica esegue, al momento non si può fare in nessun altro posto, in Umbria». E quindi Melasecche chiede al sindaco quale sia «la situazione precisa di tutte le prestazioni specialistiche fornite da Asl ed Azienda ospedaliera, con i tempi di attesa ad oggi necessari; il costo delle relative prestazioni per tutte le fasce di reddito ed il raffronto con il costo medio delle stesse prestazioni presso le strutture private; le ragioni per cui il problema delle liste di attesa rimane irrisolto».
La Pet Tac Tra le tante storie ce n’è una che, iniziata nel 2009, non si riesce proprio a risolvere. Quella della Pet Tac – che, detto per inciso, è qualcosa che può salvare delle vite – donata dalla Fondazione Carit all’ospedale di Terni. Fondazione che aveva deciso di affidarsi ad un consorzio, formato dalla Siemes, che fornisce il macchinario, dalla Sparkle, che fornisce i farmaci specifici e dalla Icoc, che doveva realizzare le opere murarie. Il tutto per un milione e 530 mila euro. Sulla carta. Perché è proprio lì che è rimasta.

Dov’è il problema? tanto la regione Umbria ha dichiarato che ha i conti a posto! ! Ovviamente risparmiando sulla pelle dei cittadini…