di Massimo Colonna

Oltre 420 chilometri su una bici modello Olandesina, ossia senza marce. E’ l’incredibile avventura in cui si sono lanciati in questi giorni Massimiliano Natali, Umberto Boccioli, Davide Scarpa e Riccardo Ippoliti, quattro ragazzi ternani che hanno dato vita ad una nuova versione dell’evento ‘Olandesina in the Sky’. Una passeggiata in bici per esaltare l’elemento più naturale di questo gesto, ossia pedalare in mezzo alla natura e nella maniera più easy possibile. Una tradizione che negli ultimi anni (la prima uscita è del 2013, tra Civitavecchia e San Benedetto del Tronto) grazie al web sta spopolando tanto che anche la Red Bull, marchio sempre vicino alle imprese sportive, nel proprio sito ufficiale ha dedicato un articolo a Massimiliano, ispiratore del progetto.

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Il progetto E’ proprio Massimiliano, di ritorno in questi giorni dall’impresa 2016, a raccontare le gesta dei quattro amici in bici. «Abbiamo percorso 425 chilometri, andando in auto fino a Mel, un piccolo paese del Veneto e da lì partendo in sella alle nostre Olandesine. Proprio in questo paesino abbiamo ricevuto una bella accoglienza, visto che il sindaco ci ha ospitati e ha espresso tutto il suo sostegno alla nostra iniziativa. Poi abbiamo attraversato le Alpi, ci siamo lasciati alle spalle l’Austria anche pedalando lungo una delle piste ciclabili più lunghe d’Europa. E alla fine siamo arrivati a Monaco in Germania».

425 chilometri In totale dunque 425 chilometri percorsi senza l’aiuto delle marce, ma pedalando sul modello Olandesina lungo strade e piste ciclabili. «In molti ci dicono – spiega Massimiliano – di cambiare bicicletta e di passare a quelle più moderne e adatte a viaggi lunghi di questo tipo. Ma per me perderebbe tutto di significato, perché qui stiamo parlando di andare in bici nella maniera più naturale possibile. E’ fatico? Certo, durante la marcia dobbiamo fermarci spesso perché a volte è davvero faticoso».

Chi te lo fa fare L’impresa dei ragazzi ternani quest’anno ha avuto anche un buon seguito sui social, anche perché durante il tragitto Massimiliano, Umberto, Davide e Riccardo tenevano una sorta di diario con dirette Facebook e sui vari social. Anche la Red Bull, il marchio da sempre attento alle imprese sportive estreme, ha dedicato loro uno spazio sul proprio sito ufficiale. Ma la domanda fatidica di questa vicenda è ovvia. «Chi ce lo fa fare? Ce lo chiediamo spesso. Ma penso che la risposta migliore è per sentirsi vivi. Pedalo e fatico, fatico e pedalo. Non ho una sola marcia, ne ho 2: seduto, in piedi. Se sto seduto l’acido lattico mi morde le gambe, se sto in piedi le spalle si indolenziscono fino a non sentire più i polpastrelli delle mani. Fatico e pedalo, pedalo e fatico. Ma ad ogni metro che faccio mi sento vivo, il dolore mi fa sentire che esisto. E poi mai avrei pensato che in 3 anni avrei percorso più di 5000 chilometri, attraversando gli Appennini e le Alpi, arrampicandomi su vette considerate proibitive e che lo avrei fatto in sella alla mia Olandesina blu senza marce».

@tulhaidetto