Nell’ipotizzato termovalorizzatore di Pietramelina rischia di bruciare ancora una volta la maggioranza di centrosinistra in Regione, visto che quello è l’ente preposto a dire se e dove costruirlo. All’indomani delle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Gesenu, Carlo Noto La Diega, che ha indicato in Pietramelina il luogo idoneo per l’ubicazione dell’impianto, fioccano le critiche da partiti dei due opposti schieramenti.
Andrea Lignani Marchesani (Pdl) Secondo Andrea Lignani Marchesani, «le comunità di Pierantonio e dell’ex XIII Circoscrizione del Comune di Perugia hanno già pagato un prezzo alto riguardo alla loro qualità della vita: per anni sono state prese in giro sulla chiusura della discarica e sul ripristino ambientale. Non si possono considerare le recenti dichiarazioni su una possibile costruzione di un termovalorizzatore a Pietramelina come un semplice parere tecnico, visto il pulpito da cui è stato pronunciato e considerato che nel Piano dei rifiuti vigente, approvato dal centrosinistra, è prevista appunto la costruzione di un impianto di smaltimento nel Comune di Perugi». «Il centrodestra non ha prevenzioni nei confronti di strumenti di smaltimento piu’ evoluti e meno impattanti delle discariche – conclude Lignani – ma occorre equità e soprattutto tenere fede agli impegni presi nei confronti di queste comunità e con le nuove tecnologie si possono trovare altri luoghi dove si possono coniugare ambiente e sviluppo».
Massimo Monni (Pdl) Sempre del Pdl e’ il consigliere regionale Massimo Monni, secondo cui l’ipotesi Pietramelina è già stata affrontata e bocciata. «Innanzitutto – dice l’esponente del Pdl – va ricordato alla dirigenza Gesenu che esiste un piano regionale dei rifiuti che non prevede la chiusura del ciclo dei rifiuti stessi da parte di chi effettua la raccolta. In secondo luogo – aggiunge – il potere decisionale a tal riguardo non spetta certo all’amministratore delegato o a chi si ‘autoelegge’ proprietario dell’azienda che, per chiari interessi o motivazioni economiche si sostituisce agli organi politici, gli unici deputati a decidere in tal senso. In terzo luogo è del tutto irrazionale creare nuovi siti per la chiusura del ciclo dei rifiuti, in quanto andrebbero sfruttati quelli già esistenti e con un impatto ambientale sicuramente minore». «La posizione di Gesenu – continua Monni – e le dichiarazioni dei suoi dirigenti, imprudenti, invadenti e del tutto inopportune nei confronti della Regione, vanno registrate come azioni che portano alla perdita di energie che andrebbero invece indirizzate verso l’ampliamento della raccolta differenziata».
Damiano Stufara (Prc) Sul versante opposto, il capogruppo del Prc in Regione Damiano Stufara sottolinea come le «esternazioni» di Noto La Diega siano «fuori luogo e fuori tempo e non solo non ci convincono, ma ci preoccupano. Con una raccolta differenziata al palo parlare di termovalorizzazione e, addirittura, del probabile sito, è contrario ad ogni approccio corretto e logico al delicato problema della gestione dei rifiuti e sugli impatti che questo puo’ avere sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Giocare sull’emotività dei cittadini, evocando gli spettri campani, ogni volta che si tenta un approccio razionale all’intero ciclo dei rifiuti, ci mette in allarme perché forse gli interessi in gioco sono altri. Dopotutto 100 milioni di euro sono sempre allettanti, come lo sono gli incentivi del Cip 6».
Paolo Brutti (Idv) Infine, altro no arriva dal consigliere Paolo Brutti (Idv). «Con la proposta sul termovalorizzatore – spiega – l’amministratore delegato della Gesenu è uscito dai suoi ambiti di competenza. Spetta alla politica stabilire la natura e le dimensioni di un eventuale impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti». Secondo Brutti, «entro il 2012 si deve arrivare al 65% di raccolta differenziata, un traguardo ancora molto distante, quindi occorre incentivare fortemente compostaggio e riciclo, con un adeguato trattamento della frazione differenziata. E’ invece del tutto improprio intervenire sui sistemi di chiusura del ciclo». Quanto a Pietramelina, per Brutti è «una località che ha già pagato pesantemente anni di smaltimento indifferenziato e che non merita un trattamento alla Terzigno».

