di Lorenzo Pulcioni

‘Teatro Comunale Enrico Melasecche (già G. Verdi)’. Questo il cartello affisso all’ingresso del teatro cittadino, al centro di una lunga polemica sull’iter per i lavori di recupero e riqualificazione che hanno visto protagonista, anche e soprattutto in campagna elettorale, l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Terni. Un gesto a metà tra lo scherzo e il cattivo gusto, visto che in genere teatri e simili vengono intestati a persone scomparse.

Buon viso a cattivo gioco Melasecche fa buon viso a cattivo gioco e risponde con ironia, non nascondendo un evidente disappunto: «È un grande onore per me che qualche cretino, in modo ovviamente anonimo come solo alcuni sanno fare, voglia intestarmi il Teatro Verdi. Ci faccio anche un post. Non è che questi portano iella? Quasi quasi mi monto anche la testa! Sono commosso».

Colpa della sinistra L’assessore ai lavori pubblici approfitta però dell’accaduto per rivendicare la sua battaglia: «Alle magliette per imbecilli aggiungiamo cartelli anonimi, questo è purtroppo il grande contributo della alta cultura alla definizione di un problema serio che sto cercando con il sindaco dopo dieci anni di risolvere. Anni in cui questi dormivano sonni tranquilli quando la sinistra faceva disastri anche sul Verdi. Peccato che alcuni di quei soggetti abbiano cercato nel 1997 di far vincere Palazzesi contro Ciaurro, e poi festeggiato cinque anni fa la vittoria di Di Girolamo, prendendo calci nel sedere. Sgarbi chiamerebbe ‘capre’ chi mette cartelli anonimi».

Cartello sì cartello no Che sorte farà il famigerato cartello? «Per me quel cartello rimane lì, fino alla prossima inaugurazione del Verdi con una bellissima edizione della Traviata. Ogni volta che ci passerò davanti potrò compiacermi con me stesso per aver contribuito ad un dibattito così nobile. Erano anche quelli che stavano nella commissione fatta da Di Girolamo di ‘Terni città della cultura’. Sappiamo poi come è finita».

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