Slot machines

di Daniele Bovi

Uno sconto sull’Irap solo a chi disinstalla le slot, e non più per chi decide di non installarle, e niente più incertezza sulle distanze. La giunta regionale nei giorni scorsi è intervenuta per modificare la legge di fine 2014, approvata dal consiglio regionale, che mira a prevenire, contrastare e ridurre «il rischio della dipendenza da gioco d’azzardo patologico». La prima modifica è proprio quella che riguarda lo sconto Irap. Nella legge è detto che coloro i quali «rimuovono o scelgono di non installare apparecchi per il gioco lecito» possono beneficiare di una riduzione dello 0,92 per cento; il segno meno si trasforma in quello più se invece si installano. Il problema sollevato dai tecnici è che «l’intenzionalità di non installare tali apparecchi non è comprovabile»; quindi potrebbero godere dello sconto anche coloro che non avevano alcuna intenzione di montare le macchinette mangia-soldi. Il tutto «con una ricaduta sulle entrate fiscali regionali non preventivamente quantificabile».

GIOCO PATOLOGICO, 10 MILA UMBRI CON «PROFILO PROBLEMATICO»

Le modifiche La soluzione? Applicare lo sconto solo a coloro che disinstallano le slot. Nell’ipotesi quindi dell’apertura di un bar o di un locale, niente taglio dell’imposta. Tutto rimane invariato per quanto riguarda poi il marchio «No slot», del quale potranno fregiarsi quegli esercizi che rimuovono slot e videolottery, fatto che viene considerato dalla Regione un titolo di preferenza «nella concessione di finanziamenti, benefici e vantaggi economici comunque denominati». L’altra modifica riguarda l’articolo 6, quello che vieta l’apertura di sale da gioco a meno di 500 metri da luoghi ritenuti «sensibili» come scuole, chiese, centri socio-ricreativi e via così. Secondo i tecnici della Regione l’attuale formulazione dell’articolo risulta «poco comprensibile e suscettibile di interpretazioni non univoche», e a testimonianza di ciò ci sono le richieste di chiarimenti da parte di alcuni Comuni. Attualmente l’articolo 6 dice che l’apertura è vietata «entro il limite massimo di cinquecento metri», mentre ora si dice con più precisione che non possono essere montate macchinette a una distanza «inferiore ai 500 metri».

I DATI: IN UMBRIA GIOCATO OLTRE UN MILIARDO DI EURO ALL’ANNO

La riunione Di ludopatia si è parlato martedì durante la riunione del Comitato per il monitoraggio e la vigilanza sull’amministrazione regionale. Su richiesta di Carla Casciari (Pd), è stato infatti esposto il risultato sulla verifica dell’attuazione della legge 21. I funzionari hanno spiegato che ci sono punti ancora da approfondire soprattutto in relazione all’efficacia e alla funzione del marchio «No slot» (che doveva essere messo a unto entro 60 giorni dall’approvazione), alla formazione per i gestori delle sale da gioco e per gli operatori socio-sanitari (entro 6 mesi) nonché all’attività di prevenzione da parte delle Usl. La legge poi prevedeva una attività di ricognizione (entro 30 giorni) da parte della giunta sulla presenza di sale da gioco e di locali con macchine da gioco, per valutare la loro effettiva diffusione. Quanto alla relazione sull’attuazione, prevista per il 30 settembre 2015, è emerso che non risulta essere stata inviata all’Assemblea legislativa. In chiusura il capogruppo dem Gianfranco Chiacchieroni ha sottolineato che «la Giunta sta mettendo a punto alcuni strumenti di attuazione della legge, per cui sarebbe opportuno sentire gli assessorati coinvolti (sanità, sociale, commercio) per avere un aggiornamento».

Twitter @DanieleBovi

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