di Iv. Por.
Siccità e incendi non fermeranno la caccia in Umbria, la cui apertura è prevista sabato 1 settembre. Parola dell’assessore Fernanda Cecchini. Intanto Enpa e Legambiente attaccano duramente il settore: fermare le doppiette subito. E la polemica è solo all’inizio.
Le parole del ministro A innescare tutto le parole del ministro alle Politiche agricole Mario Catania, secondo cui «l’apertura della stagione della caccia, là dove gli incendi sono stati più aggressivi, dovrebbe essere posticipata». Inutile dire che l’Umbria si è sentita chiamare in causa.
Cecchini: in Umbria tutto ok L’assessore all’Agricoltura Fernanda Cecchini, però, non ha raccolto l’invito e, anzi, davanti alla Consulta regionale faunistico-venatoria (dove ha aperto il confronto sulla riorganizzazione degli Atc proponendo un unico Ambito) ha colto l’occasione anche per rivolgere un grande «in bocca al lupo» al mondo venatorio in vista della pre-apertura della caccia prevista per sabato 1 settembre. «La stagione – ha detto l’assessore – si aperta mentre è molto vivace, a livello nazionale, il dibattito sulle problematiche legate alla salvaguardia del territorio colpito quest’anno dalla siccità e da numerosi incendi boschivi. Siamo in condizioni di poter affermare – ha dichiarato l’assessore – che l’Umbria non presenta situazioni di particolare crisi, anche grazie al clima ed alle temperature di questi ultimi giorni e quindi la stagione si può avviare nella piena normalità. Certo, come ogni anno, chiediamo ai cacciatori la massima attenzione e la massima collaborazione affinchè la stagione possa avviarsi e continuare nel modo più soddisfacente. Ma di questo – ha concluso l’assessore – sono certa vista anche la grande sensibilità ambientale che da sempre dimostrano i cacciatori umbri».
Legambiente: ambiente in situazione critica Situazione letta in maniera molto diversa da Legambiente Umbria, che chiede la sospensione dell’avvio della stagione venatoria. «Chiediamo alla Regione Umbria – scrive Legambiente nella nota inviata alla presidente Catiuscia Marini e agli assessori Cecchini e Rometti – un atto di adeguata gestione del patrimonio collettivo con la sospensione dell’avvio della stagione venatoria e la valutazione dei rischi della pressione venatoria sugli ecosistemi e la fauna selvatica in una situazione di emergenza ambientale come quella in corso». Per Legambiente «nelle ultime settimane la siccità nella nostra Regione dopo un’estate particolarmente torrida non ha fatto altro che aggravarsi: oltre ai corsi d’acqua minori, ormai tutti in secca, hanno dato segno di grande sofferenza, oppure sono del tutto prosciugati anche i bacini idrici di maggiore importanza, le falde e gli invasi. A questo si è aggiunta l’emergenza incendi boschivi che ha causato in Umbria la perdita di oltre 1.300 ettari di aree boscate. In queste condizioni ambientali – continua Legambiente Umbria – l’attività venatoria finirebbe sicuramente per danneggiare in modo grave le popolazioni di animali selvatici tanto residenti che “di passo”. Ancor peggio, si configurerebbe come un autentico accanimento ingiustificato, perché a favore di pochi e a danno della collettività, ed eticamente condannabile».
Diffida dell’Enpa Ancora più duro l’Enpa (Ente nazionale protezione animali), che ha diffidato la presidente della Regione Marini e l’assessore Cecchini, affinché «sia cancellata la stagione venatoria 2012/2013 e venga dato adempimento alla normativa nazionale ed europea in materia di tutela della fauna». «Tale provvedimento – spiega l’Enpa in un comunicato – si rende necessario in considerazione dei gravissimi danni patiti dagli animali selvatici a causa della straordinaria siccità che si protrae ormai da mesi e a causa degli incendi che hanno devastato ingenti aree boschive della regione. Siccità e incendi, distruggendo i nostri ecosistemi e le nostre campagne, mettono tuttora a rischio le possibilità di sopravvivenza di moltissime specie selvatiche che vivono sul territorio regionale», ha spiegato Paola Madrigali Tintori, coordinatore Enpa per l’Umbria.
Perché limitare l’attività venatoria «L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) – ha aggiunto Madrigali Tintori – l’unico organismo riconosciuto a livello nazionale ed a livello comunitario dalla Commissione europea, con un documento trasmesso a tutte le Regioni, ha accertato la crisi delle popolazioni naturali, sollecitando misure stringenti a tutela degli animali, tra cui la previsione di forti limitazioni all’attività venatoria. Sono numerosissime – spiega l’Enpa – le nidiate di uccelli distrutte dalle gravi calamità e altrettanto numerosi gli esemplari giovani e i cuccioli di mammiferi uccisi dalla sete, dalla fame e dai roghi. Ciò significa che quest’anno non si è verificato quel fisiologico ricambio generazionale che permette la sopravvivenza di molte specie, alcune delle quali particolarmente rare. Gli animali superstiti, costretti alla fuga, si sono concentrati in poche zone; zone ben note ai cacciatori, pronti ad appostarsi per compiere veri massacri. Alla presidente Marini e all’assessore Cecchini, nonché a tutte le forze politiche – aggiunge la Protezione animali – chiediamo di applicare quanto previsto dalle normative italiane ed europee e in particolare dalla legge 157/92 che attribuisce anche alle Regioni la facoltà di vietare o ridurre la caccia per particolari condizioni ambientali, climatiche o per altre calamità. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato: secondo quanto stabilito dalla legge 157/92, l’attività venatoria non può contrastare con l’esigenza di conservazione degli animali selvatici».



