di Giorgia Olivieri
Settantamila persone in cammino, o forse molte di più, per dire che la pace è ancora possibile. Domenica, tra Perugia e Assisi, una fiumana umana ha camminato per 24 chilometri nel nome della nonviolenza. La storica Marcia per la pace ha vissuto la sua edizione più affollata di sempre, trasformando le strade umbre in un mosaico di bandiere arcobaleno, palestinesi e ucraine.
I numeri La marcia, nata nel 1961 su iniziativa del filosofo perugino Aldo Capitini, è giunta alla sua 28esima edizione e quest’anno ha battuto ogni record di presenze: dalle 30mila presenze previste si è arrivati a una stima di circa 70mila per le forze dell’ordine, 200mila secondo gli organizzatori. Il corteo è partito da Borgo XX giugno, a Perugia, sulle note dei Beatles: un richiamo alla semplicità disarmante del messaggio di All you need is love, che risuonava tra chi portava cartelli contro i cinquanta conflitti ancora in corso nel mondo.
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I valori di Capitini e Francesco La marcia, che si è confermata un esempio di mobilitazione civile nonviolenta, ha raccolto istanze diverse, con un unico credo generale: deporre le armi in tutti i 56 Paesi attraversati da conflitti non è solo necessario, ma urgente. Grazie a questo appello la manifestazione è riuscita a raccogliere anime diverse, e per la prima volta dopo tempo le bandiere di Palestina e Ucraina sono tornate tra la folla congiuntamente. La mobilitazione laica ma fedele ai valori francescani della fraternità e della giustizia, ha saputo incarnare e rendere attuale tanto il pensiero di Capitini quanto quello del Poverello, ripreso anche dalle parole della relatrice Onu per i territori palestinesi, Francesca Albanese: «Chi oggi scrive la pace per i palestinesi senza coinvolgerli dovrebbe guardare all’umiltà di Francesco, a chi ascolta e dialoga prima di condannare».
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Le bandiere Tra le strade umbre, la marcia era un fiume di colori e suoni. Arcobaleni sulle spalle, bandiere della pace e striscioni fatti a mano che sbucavano tra cappelli e zaini decorati. Bambini che correvano tra la folla, palloncini che danzavano nell’aria, cani con bandane al collo che scodinzolavano al passo dei marciatori. Tamburi, chitarre e canti improvvisati si mescolavano al rumore dei passi nella convinzione che camminare insieme per la pace è un impegno concreto, quotidiano e condiviso. Un’immagine semplice ma potente, in un mondo che continua a dividersi, ha riassunto lo spirito della giornata: l’unione delle bandiere di Palestina e Israele e di Russia e Ucraina nella piazza della Basilica inferiore di Assisi.
IL MANIFESTO DELLA MARCIA – VAI ALL’ARTICOLO
La politica La PerugiAssisi di quest’anno ha rivisto anche la presenza compatta dei leader dei partiti di opposizione. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha sottolineato la straordinaria partecipazione alla marcia, ricordando che «l’Italia ripudia la guerra, pace per i palestinesi e per tutti i popoli in conflitto». Il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha denunciato che «la bandiera blu dell’Europa oggi è tinta di verde militare», evidenziando come il Paese stia investendo miliardi in spese militari mentre molte famiglie faticano a curarsi. Angelo Bonelli, di Europa Verde, ha avvertito che «più armi, più guerre» e ha chiesto il riconoscimento internazionale delle responsabilità per i crimini contro l’umanità in Palestina. Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana, ha definito la marcia «il posto giusto dove stare», un momento necessario contro la cultura della morte. Presente anche il segretario della Cgil, Maurizio Landini, che ha ricordato che mai come oggi serve «fermare la logica della guerra» e mettere al centro «pace e giustizia sociale».
LE VOCI DELLA POLITICA – VAI AL VIDEO
Il palco Camminando tra bandiere e striscioni, le parole dei politici si sono fuse con quelle della società civile, protagonista invece del palco allestito all’arrivo alla Rocca maggiore di Assisi. Qui la relatrice Onu Albanese, la giornalista Paola Caridi e il rettore della Stranieri di Siena Tomaso Montanari, hanno portato l’attenzione sulla causa palestinese, criticando aspramente le posizioni del governo Meloni e il piano Trump e invitando la cittadinanza a continuare a parlare della Palestina. Accanto a loro anche il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, l’ambasciatrice palestinese in Italia, Mona Abuamara, e il sindaco di Betlemme, Maher Nicola Canawati. A loro, il compito di ricordare come la pace non possa nascere senza il dialogo e come l’unione sia alla base di una pace duratura.
