Gli italiani vivono oggi la sessualità con una apertura senza precedenti rispetto a un quarto di secolo fa, pur mantenendo forti legami con la dimensione affettiva e relazionale. È questa una delle letture che emergono dal focus sulla sessualità del 59° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2025, presentato lo scorso dicembre a Roma. Il documento, costruito su una ricerca su un campione rappresentativo della popolazione adulta, disegna un Paese in trasformazione culturale e sociale anche sul piano dei costumi intimi.
Secondo il Censis, quasi due terzi degli italiani tra i 18 e i 60 anni (62,5 per cento) dichiarano di avere una vita sessuale intensa con rapporti regolari settimanali, con picchi ancora maggiori nella fascia giovanile sotto i 35 anni, dove oltre il 70 per cento mantiene una regolarità nei contatti intimi. La sessualità viene percepita come componente naturale del benessere individuale: prevale in molti la ricerca di piacere e soddisfazione, con un ventaglio di pratiche molto più ampio rispetto al passato e una maggiore autonomia nelle scelte personali. I dati mostrano, inoltre, un ruolo crescente della tecnologia nelle relazioni: l’incontro di partner tramite social network e l’uso di mezzi digitali per esprimere la propria sessualità sono fenomeni consolidati negli ultimi anni.
Accanto a questa maggiore apertura, emergono ulteriori elementi degni di nota. Permangono stereotipi e informazioni errate su temi come contraccezione e sessualità sicura, e crescono pratiche sessuali non convenzionali rispetto al passato, ma sempre vissute entro un quadro complessivamente consapevole e non stigmatizzato.
Un dato che ricorre spesso nelle analisi sociali del Censis è il legame tra cambiamenti nelle abitudini intime e le trasformazioni più ampie della società italiana, come l’invecchiamento demografico, la precarietà economica e i mutamenti nelle relazioni familiari e sentimentali. Parallelamente all’apertura verso forme di sessualità non tradizionale, molti italiani continuano a privilegiare relazioni stabili: la dimensione affettiva resta centrale e, secondo il rapporto, spesso associata a una maggiore soddisfazione personale e di coppia rispetto a rapporti occasionali.
A livello locale non esistono statistiche ufficiali comparabili a quelle nazionali del Censis per descrivere specificamente i comportamenti sessuali in Umbria. Tuttavia, esperti, ricercatori e operatori impegnati nella formazione affettiva e sessuale evidenziano che anche nella regione è in corso un dibattito crescente sull’approccio alla sessualità e alle relazioni nelle nuove generazioni. In un panel organizzato all’Università per Stranieri di Perugia esperti di sociologia, psicologia e ginecologia hanno sottolineato l’importanza dell’educazione affettiva e sessuale come strumento di prevenzione e consapevolezza, ricordando che temi come la gestione delle emozioni, la conoscenza del proprio corpo e la capacità di instaurare relazioni sane richiedono un linguaggio educativo chiaro fin dall’adolescenza. In particolare è emerso come, anche nelle scuole umbre, la riflessione sulla sessualità sia spesso legata alla consapevolezza emotiva e all’informazione corretta, con l’obiettivo di contrastare stereotipi di genere e facilitare percorsi di crescita relazionale più consapevoli. Inoltre in Umbria come in molte altre regioni è acceso il dibattito per l’educazione sessuale nelle scuole che oltre alle numerose famiglie che la considerano una necessità inderogabile, evidenzia anche famiglie di parere opposto che invece ritengono che l’educazione sessuale debba avvenire in famiglia e debba rispondere all’indirizzo educativo dei genitori.
