di Iv. Por.
Gli umbri preferiscono i licei, specie le ragazze. Gli stranieri, invece, vanno verso le scuole tecniche forse più in linea con le richieste del mercato attuale del lavoro. E’ comunque di buona qualità e in linea con i parametri delle altre regioni la scuola che emerge dai primi dati dell’anagrafe scolastica realizzata dalla Regione Umbria.
Analisi dei dati «Lo scopo di aver costruito e messo a regime in un solo anno un’anagrafe regionale degli studenti ha avuto lo scopo di trasformare i semplici dati analitici in evidenze programmatiche – ha sottolineato la vicepresidente della Regione Carla Casciari, commentando i dati – da un’analisi attenta emergono spunti di riflessione e approfondimento che devono servire ai decisori pubblici per indirizzare verso strade sicure e certe il settore dell’istruzione. La Regione Umbria – ha osservato – ora è dotata di tre anagrafi scolastiche e relative agli studenti, agli edifici scolastici e ai plessi delle scuole. Si tratta di un lavoro sostanzioso che immaginiamo possa restituire a tutti gli amministratori uno spaccato della realtà scolastica del loro territorio e che è stato possibile realizzare anche grazie alla collaborazione delle scuole che con l’adesione a questo progetto, hanno messo a disposizione del sistema regionale dati sinora non raccolti in maniera dettagliata».
Le regole I dati raccolti nell’anagrafe allo stato attuale riguardano l’85% delle scuole superiori di secondo grado per l’anno scolastico 2010-2011 e sono quindi relativi al primo anno di riforma Gelmini che ha semplificato gli indirizzi di Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali, mentre le notizie relative alle scuole primarie e secondarie di primo grado, sono attualmente in fase di elaborazione e saranno presto pubblicate e condivise con i Comuni.
La scelta dei giovani umbri «Il primo dato che viene evidenziato – ha detto Casciari – è quello relativo alle scelte di orientamento che i ragazzi compiono alla fine della scuola media con il 51,2 per cento degli studenti iscritti nelle prime classi degli istituti superiori che si orientano verso i licei, in percentuali analoghe sia nella Provincia di Perugia (50,5%) che in quella di Terni (54,2%)». Scelgono invece percorsi di istruzione tecnica superiore il 30% dei ragazzi umbri (Perugia 2,8%, Terni 30,6%), di istruzione professionale il 18,8% (Perugia 19,7%, Terni 15,2%). «Questo dato – ha commentato la vicepresidente – è in controtendenza con le indicazioni europee che invece vorrebbero una maggiore percentuale di iscritti in percorsi di istruzione tecnica e professionale, un divario che ci distingue anche rispetto agli altri paesi dell’ Unione Europea». Relativamente alla diversità di scelte tra ragazzi e ragazze, i dati evidenziano che le ragazze sono più orientate verso l’istruzione liceale (circa il 60% in entrambe le province), mentre i maschi sono più attratti da una formazione tecnica (oltre il 60% a Perugia e Terni) o professionale.
Gli stranieri Per quanto riguarda la presenza di alunni stranieri nelle scuole superiori e la loro distribuzione nei diversi tipi di scuola, emerge con chiarezza che i ragazzi con cittadinanza non italiana, che nella Regione sono il 7,7% della popolazione scolastica delle scuole superiori di secondo grado, si orientano in massa negli istituti professionali (16,3%) e tecnica (9,1%).
Mobilità extra-regionale Di sicuro interesse per le amministrazioni comunali confinanti con altre regione sono i numeri relativi alla mobilità interregionale: gli spostamenti più consistenti si riscontro dall’Umbria verso la Toscana, che nell’anno scolastico 2010-2011 ha visto arrivare 1.097 studenti umbri mentre, al contrario, l’Umbria ha ospitato solo 253 studenti toscani. Decisamente inferiore la mobilità da e per le Marche: (78 in uscita, 109 in entrata), mentre l’Umbria si dimostra abbastanza attrattiva per gli studenti laziali (682 in entrata, 135 in uscita).
Ritardo scolastico Forti interrogativi impone l’analisi dei dati sul successo o insuccesso scolastico e sul cosiddetto “ritardo scolastico” che racconta tutta la storia scolastica dello studente. Dai numeri dell’anagrafe infatti, emerge una situazione preoccupante per gli alunni che si iscrivono agli istituti professionali con un 44,5% degli studenti che si iscrivono al primo con un ritardo scolastico. Il dato aumenta negli anni successivi, fino al 48,1% del terzo anno, per poi diminuire al quarto anno (40,4%), con molta probabilità perchè acquisita la qualifica triennale i ragazzi provano a continuare, ma di fronte ad un esito negativo e ottemperato l’obbligo scolastico, lasciano il percorso di istruzione.
I percorsi «Guardando questi dati ci auguriamo che i nuovi percorsi integrati fra istruzione e formazione professionale che stiamo sperimentando quest’anno per la prima volta, i cosiddetti IeFP, possano rappresentare una soluzione ponte per intercettare i ragazzi che altrimenti lascerebbero la scuola – ha precisato Casciari–. Di certo, accompagnarli dentro percorsi di specializzazione e qualificazione non può che aiutarli ad arrivare più preparati nel mondo del lavoro». Decisamente diverso è invece il dato relativo ai licei e agli istituti tecnici dove alla fine del percorso di cinque anni gli studenti che hanno accumulato un ritardo scolastico sono rispettivamente il 10,9% e il 27%.
Le bocciature Analizzate anche le bocciature: in particolare quelle al primo anno di scuola secondaria di secondo grado possono illuminare sulle difficoltà di inserimento e comprensione del nuovo metodo di insegnamento da parte dei quattordicenni. Infatti vengono rimandati al primo anno di scuola superiore il 6,9% degli studenti dei licei, il 18,4 dei professionali e il 15,3% dei tecnici, un dato che potrebbe sintetizzare le difficoltà di orientamento che un ragazzo di trova ad affrontare alla fine dei tre anni di scuola secondaria di primo grado.

