I sindacati della scuola chiedono che venga chiarita la questione del mancato riconteggio degli alunni, indicata come uno dei nodi centrali del commissariamento della Regione sul dimensionamento scolastico deciso dal Governo; commissariamento che, lunedì, ha interessato anche Emilia Romagna, Toscana e Sardegna. Secondo Flc Cgil, Cisl Scuola e Snals, l’assenza di dati aggiornati sulla popolazione scolastica ha inciso in modo decisivo sulle scelte adottate, rendendo più pesante l’impatto degli accorpamenti rispetto a quanto sarebbe stato necessario.
I numeri In una nota congiunta, le organizzazioni sindacali spiegano che un aggiornamento dei numeri, più volte richiesto e fondato su dati reali e verificabili, avrebbe ridotto gli effetti del dimensionamento. Una differenza che, sottolineano, si riflette direttamente sull’organizzazione delle scuole, sugli organici di tutto il personale, sul lavoro dei dirigenti scolastici e sull’equilibrio delle comunità educative. I sindacati contestano anche il metodo seguito, definendo il commissariamento non un semplice atto tecnico ma una scelta che ha irrigidito il quadro decisionale e chiuso lo spazio di confronto.
I sindacati Secondo Flc Cgil, Cisl Scuola e Snals, la decisione appare ancora meno giustificata alla luce del fatto che la Regione, negli anni, ha sempre rispettato i requisiti previsti dalla normativa, intervenendo quando le scuole non rientravano nei parametri di legge. Viene inoltre richiamata la specificità del territorio umbro, caratterizzato da aree interne, forte dispersione geografica e da zone che risentono ancora degli effetti del sisma del 2016. Da qui l’appello finale a una «vera e leale collaborazione tra Stato, Regioni e parti sociali», basata su dati aggiornati, trasparenza e ascolto di chi lavora quotidianamente nella scuola.
Anci Sulla stessa linea, ma con un’attenzione particolare alla dimensione territoriale, è intervenuta martedì anche Anci Umbria. Il presidente Federico Gori e la coordinatrice della Consulta Istruzione Andrea Sacco ribadiscono che la scuola rappresenta un bene primario per le comunità locali, non solo come luogo di apprendimento ma come presidio di coesione sociale e di vivibilità, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne. In questi contesti, spiegano, la presenza capillare delle scuole non è un elemento secondario, ma il tessuto che tiene insieme famiglie, giovani ed economia locale.
Gli accorpamenti Anci ricorda il lavoro svolto negli anni insieme alla Regione per costruire politiche scolastiche attente alle specificità dei territori, andando oltre criteri puramente numerici. La Regione, viene sottolineato, aveva già effettuato sette accorpamenti sui nove previsti, scegliendo poi di fermarsi per difendere i presidi scolastici nelle zone più fragili. La chiusura di una dirigenza o l’accorpamento di una scuola, osservano Gori e Sacco, in queste aree non è percepita come un fatto amministrativo, ma come la perdita di uno degli ultimi presidi dello Stato in territori a rischio spopolamento. Da qui la richiesta che le scelte sul dimensionamento siano il frutto di valutazioni condivise e radicate nella realtà locale, con il coinvolgimento delle amministrazioni, delle famiglie e delle comunità educanti. Anci Umbria annuncia infine il sostegno alle iniziative che la Regione metterà in campo per preservare il sistema scolastico regionale.
La Lega Di segno opposto, ovviamente, la posizione della Lega, che con il deputato Riccardo Augusto Marchetti definisce il commissariamento una conseguenza del mancato rispetto di un obbligo legato al Pnrr, negando che si tratti di una scelta politica. Secondo l’esponente del Carroccio, nessun istituto verrà chiuso e la riorganizzazione serve a adeguare la rete scolastica al calo demografico, evitando la perdita di risorse europee. Marchetti respinge le accuse di penalizzazione politica e rivendica l’operato del ministro Valditara, parlando di tutela della qualità e della continuità scolastica.
Avs Critiche arrivano invece dai gruppi di maggioranza in consiglio regionale. Per Alleanza Verdi e Sinistra, il capogruppo Fabrizio Ricci parla di un atto di prepotenza politica e di una decisione ideologica, denunciando l’assenza di un confronto sui numeri e sugli effetti concreti del dimensionamento. Ricci sostiene che la Regione abbia chiesto per oltre un anno un dialogo sui dati, ricevendo in risposta il commissariamento, e accusa il Governo di usare il Pnrr come copertura per una strategia di riduzione dei servizi pubblici.
M5S Anche il Movimento 5 Stelle, con il consigliere Luca Simonetti, contesta la lettura tecnica del provvedimento e parla apertamente di tagli che colpirebbero soprattutto i territori montani e più fragili. Simonetti sottolinea che, in molte aree, la scuola è l’unico presidio pubblico rimasto e che la mancanza di un confronto reale sui criteri e sull’impatto sociale rende il commissariamento una scelta politica. «La scuola pubblica non si punisce, si difende», conclude il consigliere.
