di D.B.
Il Consiglio dei ministri ha deciso il commissariamento di quattro Regioni che non hanno adottato i piani del cosiddetto dimensionamento della rete scolastica per il prossimo anno. Si tratta di Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna. A inizio dicembre era stata proprio l’Umbria a chiedere al Ministero di essere commissariata a proposito della riorganizzazione della rete delle scuole pubbliche attraverso accorpamenti o chiusure che le Regioni devono fare ogni anno.
La nota La decisione riguarda la riforma prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, definita dal precedente Governo, che punta ad adeguare l’organizzazione amministrativa delle scuole al numero degli studenti su base regionale. Secondo quanto spiegato dal Ministero in una nota, il mancato rispetto di questo adempimento espone l’Italia al rischio di perdere risorse già assegnate nell’ambito del Pnrr. Il commissariamento, viene precisato, non comporta la chiusura di scuole o plessi scolastici, ma interessa esclusivamente la riorganizzazione amministrativa della rete. L’obiettivo è consentire l’applicazione della riforma e assicurare il regolare avvio del prossimo anno scolastico.
I ricorsi Sul tema – ricorda il ministro Giuseppe Valditara – si è espressa più volte la Corte costituzionale, che in tre pronunce ha confermato la legittimità dell’intervento del Governo, richiamando la necessità di una cooperazione tra le diverse istituzioni coinvolte. Anche sul piano amministrativo, i ricorsi presentati dalle Regioni che non hanno adottato i piani sono stati respinti: tre sentenze del Tar e sei decisioni del Consiglio di Stato hanno giudicato corretta l’azione dell’esecutivo. Prima di arrivare al commissariamento, alle quattro Regioni erano state concesse due proroghe per approvare i piani di dimensionamento, la prima fino al 30 novembre e la seconda fino al 18 dicembre. Nonostante queste estensioni dei termini, non sono state completate le necessarie formalizzazioni, portando il Consiglio dei ministri a intervenire direttamente.
Valditara Secondo Valditara, «si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del Pnrr e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico». Il ministro ha ricordato che «in questi tre anni, l’azione del Governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell’attività scolastica».
I passaggi All’inizio di dicembre l’assessore regionale all’Istruzione, Fabio Barcaioli, aveva chiesto di commissariare la Regione dato che «non cambieremo la nostra decisione». In particolare, la proposta della Giunta sulla riduzione delle autonomie scolastiche individua due istituti scolastici a Gubbio e Terni ma sospende l’efficacia del provvedimento fino al pronunciamento di Tar e Consiglio di Stato. Nel luglio scorso infatti la Regione aveva impugnato il decreto ministeriale sul dimensionamento davanti al Tar; decreto con il quale si aggiornano i criteri per la distribuzione dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi amministrativi nelle scuole e che prevede un taglio – da 134 a 130 – delle autonomie scolastiche umbre per l’anno 2026/2027.
La Regione «Dopo aver deliberato – rispondono in una nota la presidente Stefania Proietti e l’assessore Barcaioli – sette accorpamenti sui nove richiesti, la Regione si è fermata di fronte a un ricalcolo dei dati ministeriali che ha premiato altre Regioni con nuove autonomie senza riconoscere all’Umbria quelle cui aveva titolo, imponendo tagli che non abbiamo accettato perché ingiustificati e iniqui. In una regione con oltre 101 mila studenti e un territorio prevalentemente montano, dove la scuola è spesso l’unico presidio pubblico rimasto, la scelta è stata quella di non ridurre ulteriormente. Noi non tagliamo, e per questo veniamo commissariati».
La replica Proietti e Barcaioli spiegano poi di aver chiesto un confronto «per avere spiegazioni» da un anno, senza però avere risposta, e puntano il dito contro il fatto che le Regioni commissariate sono tutte di centrosinistra: «È evidente – dicono – che si tratta di una scelta politica più che tecnica». Per i due poi il Pnrr puntava a un riordino e non a «tagli indiscriminati». Proietti e Barcaioli promettono di dare ancora battaglia sul piano giuridico e politico ricordando che la scuola esce da un periodo di «tagli pesanti» tra riduzione dei docenti, del personale Ata, dei dirigenti e delle risorse: «Un impoverimento progressivo – dicono – che ha già inciso sulla qualità e sulla tenuta del sistema pubblico dell’istruzione. Ecco perché è necessario porre uno stop a questa politica e scongiurare l’avvio di un nuovo triennio in cui la scuola venga ulteriormente depotenziata».
I parlamentari In una nota la parlamentare umbra Anna Ascani insieme ad altri 14 colleghi dem parla di un tentativo del Governo «di centralizzare e comprimere le autonomie locali in un settore delicatissimo come quello dell’istruzione». Per i dem si tratta di una «manovra inaccettabile che dimostra ancora una volta la scarsa attenzione di questo governo alle specificità territoriali e alle reali necessita’ del sistema scolastico». Oltre i numeri per i parlamentari ci sono questioni di «equità, accessibilità, e qualità educativa», oltre che di peculiarità geografiche dei singoli territori. Per i dem con le Regioni andava aperto un dialogo invece di imporre loro decisioni dall’alto.
