Un intervento correttivo da parte del direttore dell’Ufficio scolastico regionale «è ancora possibile», trovando «una soluzione percorribile e ragionevole che limiti i danni, laddove la politica, fino ad oggi, ha dimostrato di non saperlo o di non volerlo fare». Così la Gilda degli Insegnanti dell’Umbria commenta il decreto con cui, a fine gennaio, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Ernesto Pellecchia, nelle sue funzioni di commissario ad acta per il dimensionamento scolastico, ha disposto una serie di accorpamenti riguardanti Città di Castello e Gubbio.

Preoccupazione Dal 28 gennaio, quando Pellecchia ha reso noto il decreto sul dimensionamento adottato su mandato del governo, i territori di Città di Castello e Gubbio – dice il sindacato degli insegnanti – vivono forte apprensione. Il provvedimento riguarda scuole che hanno costruito negli anni un solido equilibrio didattico e funzionale, sviluppando una forte coesione tra docenti e personale, diventando veri punti di riferimento per le comunità locali. Le preoccupazioni del personale delle scuole coinvolte, ricorda la Gilda, sono emerse con forza durante le assemblee sindacali molto partecipate tenute la scorsa settimana a Castello (dove martedì sera è in programma un’assemblea con genitori e istituzioni) e Gubbio, dove si è discusso del rischio di perdita della sede di lavoro e della disgregazione delle relazioni professionali consolidate negli ultimi quindici anni.

Le critiche La Gilda pur riconoscendo che le norme approvate nel 2022 con il Pnrr prevedono la razionalizzazione dell’organizzazione scolastica, ha criticato la decisione presa, giudicandola eccessiva e poco attenta alle criticità locali. Secondo il sindacato, «la pratica politica, ostinata e cieca, di maneggiare la scuola come un qualsiasi altro comparto economico e lavorativo», ha portato a tagli e accorpamenti senza considerare l’impatto sulla comunità scolastica, riducendo tutto a una logica di risparmio. Nel comunicato si sottolinea inoltre che la visione della scuola come azienda, promossa da dirigenti e presidi, comporta un aumento della burocrazia, la perdita di relazioni e il disciogliersi del lavoro di squadra, fondamenta di una comunità educativa efficace. Nel caso umbro, la scelta di smembrare scuole grandi ha creato un impatto negativo sulle comunità di insegnanti consolidate, che dovranno redistribuirsi tra più scuole, lavorando spesso in sedi diverse, rendendo difficile garantire continuità didattica.

Modifiche possibili L’atto comporterà anche un incremento del lavoro amministrativo per il personale scolastico, costretto a gestire un numero maggiore di studenti e plessi, con un probabile calo della qualità dell’organizzazione complessiva. Per affrontare la situazione, la Gilda ha coinvolto i propri legali, che hanno analizzato la possibilità di una rettifica del decreto del commissario. Nel parere redatto dagli avvocati Mario Bruto Santini Gaggioli e Sergio Gherardelli del Foro di Perugia, si evidenzia che «il commissario può esercitare un potere di rettifica/modifica/integrazione dell’atto nella misura necessaria a dare compiuta ed effettiva attuazione al mandato sostitutivo, trattandosi di una mera modifica esecutiva consentita anche al fine di raggiungere un risultato concertato e condiviso».

Riorganizzazione Nel corso dell’incontro di lunedì tra Regione e Ufficio scolastico, però, non sembra siano arrivate apertura a proposito di una possibile modifica del decreto; atto sul quale la Regione poi non può incidere. La Gilda auspica una riorganizzazione del servizio scolastico regionale basata su criteri di razionalità e trasparenza, priva di logiche politiche o territoriali, ribadendo che «è ancora possibile un intervento correttivo da parte del direttore dell’Usr trovando una strada percorribile, ragionevole e che limiti i danni, laddove la politica, ad oggi, ha dimostrato di non saperlo o di non volerlo fare».

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