Michele Santoro ieri a Perugia (foto F.Troccoli)

di Lucia Caruso

Una Rai libera, senza censure, di alto spessore culturale, trasparente, partecipata, in cui il dibattito sia aperto, lontano dalle perverse logiche del favoritismo e da influenze esterne. Questa è la Rai che vuole Michele Santoro, e la racconta tra gli applausi del pubblico del teatro Morlacchi, che ascolta con attenzione e condivide una lezione di libertà. All’interno del Festival internazionale del giornalismo le sue parole risuonano come un’eco forte e deciso per l’intero mondo dell’informazione.

Dalla storia della Rai, le cui reti si sono susseguite proprio per dare importanti risposte culturali e democratiche dal punto di vista televisivo, alle responsabilità del sistema Italia che ad un certo punto non trova il coraggio di contrapporre l’idea profonda di libertà ad una situazione ancora oggi dominata dall’Editto Bulgaro, passando per Berlusconi che crea l’unico caso riuscito di riciclaggio dei rifiuti che è la tv spazzatura a tutte le ore del giorno e della notte. In mezzo a questo c’è anche la storia di un padre, il suo, che nutriva la speranza che i suoi figli attraverso l’istruzione, la scuola, l’università avrebbero potuto cambiare le cose, e la storia dello stesso Santoro che di cose ne ha cambiate e ancora ne vuole cambiare, sfidando i tempi

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Niente trucchetti «Le nostre candidature – spiega Santoro – pongono un problema di metodo e il metodo deve essere molto chiaro. Non vogliamo trucchetti. Chi ha la responsabilità di scegliere deve farlo attraverso un dibattito pubblico. A prescindere dalle nostre candidature – sottolinea – è necessario mettere al centro del tavolo nuove regole per coloro che devono amministrare il bene comune».

Cultura Sulla cultura insiste: «Monti – dice – si deve rendere conto che può mettere tutte le tasse del mondo ma se in questo paese non parte un discorso culturale non avvieremo mai la crescita. Non possiamo spostare sulla “fase 2” l’investimento culturale. Se tagliamo scuola e cultura tagliamo il ponte che lega questo paese al futuro. La Rai è l’industria culturale più importante del nostro Paese. Infine rivolge un appello al premier: «Hai davanti a te tre nomi. Dacci una dimostrazione di vero amore per il liberalismo e per la libertà».

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