di M.T.

Dei 1430 ambulatori da aprire, in tutta Italia, entro il 2026 ne sono stati aperti 187 e, di questi, 2 in Umbria. Sarà pur vero che le due umbre non possono corrispondere ai dati rilevati nelle altre regioni, ma l’andamento è indicativo di quello che potrebbe accadere anche da noi. I dati sono quelli appena pubblicati da Agenas per il monitoraggio sulla sanità di prossimità in corso di realizzazione con in fondi Pnrr, che prevede case della salute, ospedali di comunità e centrali operative che si dovrà fare carico di tutti i pazienti da tenere fuori dai grandi ospedali, attraverso personale medico ma anche fisioterapisti, dietisti, psicologi, logopedisti, tecnici di riabilitazione e, quando servono, anche specialisti ambulatoriali come cardiologi, diabetologi, ortopedici. Insomma quelle strutture che dovrebbero occuparsi dei ‘codici’ meno gravi da non spedire in ospedale.

Si tenga conto che gli specialisti ambulatoriali, nel 42% dei casi, lavorano negli ambulatori delle Asl per meno di 10 ore a settimana. Il ministero vorrebbe che diventassero 38, ma andrebbero pagati con il tassametro e significherebbe tanti soldi. Idem per quelli di famiglia che sono autonomi e, sostanzialmente legati con una convenzione con l’Asl: il loro orario medio, difeso a denti stretti, è di 15 ore settimanali, quelle che i loro colleghi dell’ospedale, spesso fanno in un solo giorno.

Su queste strutture il Pnrr ha impiegato 7 miliardi, ma Agenas dice che di quelle già avviate, ne restano aperte 24 ore, per tutta la settimana, soltanto il 17%. Il problema principale sarebbe la mancanza di medici di famiglia grandi assenti nel 46% delle strutture, rischiando di trasformarle in un bluff per le famiglie. I pediatri risultano presenti soltanto nel 28% delle strutture avviate che, per il 34% dei casi, restano aperte per meno di 7 giorni e con un orario inferiore alle 12 ore. Di quelle programmate da realizzare, il Governo ne ha già cancellate 400 per l’impossibilità di realizzarle nei tempi previsti. Le 187 realizzate esclusivamente nel Centro Nord del Paese, rappresentano il 19% del totale da mettere in piedi.

Di case di comunità da attivare entro il 2026 l’Umbria ne ha 17, 5 invece finanziate da risorse extra rispetto al Pnrr, mediamente al servizio di una popolazione di 38.824 abitanti, di cui già attive 2. Di centrali operative.

Di Cot, ovvero centrali operative territoriali, che sono le strutture preposte alla gestione delle risorse sanitarie presenti, l’Umbria deve realizzarne 9 entro il 2023, per una popolazione media di riferimento pari a 94.004 persone, di cui ne ha realizzata 1.

Per quanto riguarda gli ospedali di comunità (Odc) entro il 2026 la nostra regione deve realizzarne 5 con il Pnrr, 12 con fondi diversi dal Pnrr per una popolazione media di riferimento di 50.243, di cui realizzate 3.