di Redazione Umbria24
È iniziata da un’improvvisata allo stabilimento alla Perugina di San Sisto la visita del premier Matteo Renzi a Perugia, seguita da un incontro con i sindaci a Villa Umbra di Pila. Renzi è arrivato poi al Centro congressi Capitini per l’appuntamento della campagna per il Sì al referendum costituzionale. Un Capitini pieno con tanta gente in piedi, dove c’è molto partito e altrettanto para-partito, una sala diversa rispetto a quella che lo accolse anni fa, quando l’allora sindaco di Firenze stava iniziando la scalata che lo avrebbe portato a palazzo Chigi. Al Capitini ci sono moltissimi di quelli che nel partito non l’hanno votato e che l’hanno combattuto duramente, i vertici di Confindustria a partire da Ernesto Cesaretti e Aurelio Forcignanò, pezzi di Cna, del mondo economico e sanitario, dirigenti della Regione e tanti altri. Nelle prime file ci sono i parlamentari dem al gran completo, Brunello Cucinelli, tanti consiglieri comunali (da Bori a Bistocchi, da Miccioni a Mori ma anche Emanuele Scarponi di Ncd), l’ex sindaco Wladimiro Boccali, i socialisti Arcudi e Rometti, la presidente Marini e Donatella Porzi, gli assessori e i consiglieri regionali, il segretario Giacopetti, ovviamente Leonelli e anche alcuni rappresentanti del mondo dell’Università, come Maurizio Oliviero e Francesco Clementi. Sostanzialmente assente invece la sinistra del partito, che non ha partecipato all’appuntamento.
Contestatori al Capitini Un gruppetto con alcune decine di contestatori è stato circoscritto dalle forze dell’ordine all’altezza della rotonda che da Centova porta al Capitini. «Pinocchio» e «Cazzaro» i cartelloni più gettonati. «Una riforma della scuola disastrosa, cittadini sacrificati sull’altare delle banche, truffati i piccoli risparmiatori, Renzi all’ultimo è scappato dal centro», affermano i contestatori. In mattinata ignoti hanno imbrattato la sede del Circolo Perugia Centro del Pd, proprio nel giorno della visita di Renzi (Foto).
Big in attesa Renzi è giunto al Capitini alle 18.50 circa, con 50 minuti di ritardo. Da notare sul piano mediatico la totale assenza di simboli Pd, sul palco solo bandiere dell’Italia e il logo della campagna per il Sì. Insomma Renzi, come dirà poi chiaramente lui stesso, ammette che legare il referendum al suo destino politico è stato un errore («per colpa mia il clima intorno al referendum è nato male»), e allontana i fantasmi del congresso: «Questo non è un referendum nel Pd, il congresso lo faremo».
«A Perugia la carica» «Quando si va a Perugia – ha detto Renzi intervenendo al Capitini – si va a prendere la carica, non a darla. Sono stato in alcuni realtà del vostro territorio. Prima sono stato alla Perugina: ci sono investimento importanti e credo che sia importante che si guardi ai prossimi anni. Nel brand sotto Perugina c’è Perugia, mi ha colpito. Come Italia dobbiamo essere punto di riferimento di produzione di qualità per tornare a creare posti di lavoro».
Critiche alla Ue Renzi ha citato «il mio amico Brunello Cucinelli» come esempio del «ruolo dell’Italia oggi». «Il nostro ruolo è rendere gentile l’Europa. Lì ci sono persone che si possa risolvere tutto a livello economico, di grafici, big data e non si rendono conto che c’è un patrimonio di emozioni, valori». Sull’immigrazione Renzi ha detto che «io posso anche perdere voti ma io devo dire in Europa che noi non possiamo girarci dall’altra parte, se uno sta affogando in mare prima lo salvo e poi mi pongo il problema».
Terremoto Il premier ha parlato anche della «tragedia del terremoto». «Non ci sono stati morti – ha detto – ma in termine di danni anche Norcia è stata colpita duramente, per fortuna non ai livelli di Amatrice, Accumoli, Arquata grazie al lavoro fatto negli anni scorsi. Abbiamo salvato 238 vite umane, ma non mi accontento di essere il Pese migliore nella gestione delle emergenze. Bisogna fare qualcosa per rendere più sicura l’Italia, Renzo Piano ce ne ha parlato in Senato stamane. All’Ue abbiamo detto che sulla scuola, sulla sicurezza dei nostri figli non accettiamo compromessi, gli interventi sono fuori dal patto di stabilità Ai vostri sindaci ho detto: tornate a progettare per la messa in sicurezza delle scuole».
Referendum «Il 65% dei comuni umbri sono piccoli – ha sottolineato Renzi – ieri è stata approvata per la quarta volta alla Camera, poi mi dicono che non serve abolire il bicameralismo perfetto. Ebbene, questo è il segno che bisogna cambiare l’Italia. La stiamo cambiando, ma non velocemente come vorrei». Renzi ha fatto gli auguri a Silvio Berlusconi, Pierluigi Bersani e la Cgil («Berlusconi forse non lo sa della concomitanza»). «Dicono di tutto contro di noi, certi giorni mi stupisco degli attacchi social. Io vi propongo un patto sul referendum: di avere un atteggiamento molto serio che rigoroso, senza sottovalutare ma anche senza avere l’atteggiamento degli altri, con un sorriso. Parliamo del merito delle cose. Ci accusano di voler dare più poteri al premier, falso. Che vogliamo ridurre gli spazi di democrazia, mentre noi stiamo riducendo le poltrone». Sulle critiche, il premier ha rimarcato come «la vera differenza è che gli altri finora non sono riusciti a fare la riforma, noi sì». «Io sono grato a questo Parlamento per aver avuto il coraggio di dare un messaggio con cui si riduce il numero dei parlamentari, che non vuol dire meno democrazia. Non c’è nessuna deriva autoritaria, tagliano solo un po’ di poltrone e mettiamo ordine».
Attacco al Movimento 5 stelle Renzi ha attaccato, senza nominarlo, il Movimento 5 stelle. «Voi potete dire No e noi rispetteremo il volere dei cittadini. È facile dire sempre no quando ma quando vai a governare non sei più nel magico mondo del blog, hai a che fare con le vite delle persone. È legittimo che non si facciano le Olimpiadi in Italia, quello che è sconvolgente è fermarle per la paura del malaffare, ma un politico deve fermare il malaffare non le opere. Migliaia di posti di lavoro buttati dalla finestra. I soldi delle Olimpiadi non vanno alle periferie di Roma ma a quelle di Parigi o di chi vince, si capisce anche con un sms, non serve una mail».
D’Alema e la minoranza D’Alema, secondo Renzi «ha un obiettivo tattico, distruggere una persona e un’esperienza, è un esperto di lotta in casa fratricida, citofonare Prodi e Veltroni per capire quello di cui sto parlando. Se negli ultimi 20 anni avesse combattuto il centrodestra quanto ha combattuto dentro il suo partito il Paese sarebbe migliore». Sulla sua frase contestata che il referendum si decide a destra, Renzi ha spiegato che «mentre nel centrosinistra avremo la maggioranza, la differenza si fa in quel campo. Un autorevole esponente della minoranza del mio partito ha detto che non andava bene. Io vorrei dirgli che fa parte di una maggioranza, non di una minoranza».
Italia si gioca il futuro «Io – ha detto ancora Renzi – sono in politica per cambiare le cose, non per restare nella palude. Questo referendum dirà molto di quello che l’Italia può fare. Nel 2017 abbiamo tre appuntamenti importanti, a marzo avremo i leader europei in Italia, a maggio ospiteremo il G7 in Sicilia (sono orgoglioso di averlo spostato da Firenze) e a novembre saremo nel consiglio di sicurezza dell’Onu. Se ci arriviamo con la riforma fatta possiamo dare le carte, altrimenti no. Deve essere chiaro a tutti quello che accadrà: siccome siamo di fronte a un sì o un no vi chiedo di fare la cosa più bella per i cittadini cioè partecipare perché si gioca il futuro dell’Italia».
Alla Perugina Ma la visita di Renzi era iniziata con una sortita non annunciata quella di Renzi alla Nestlè per incontrare management e lavoratori della fabbrica del cioccolato, sulla falsariga delle uscite di questi giorni del presidente del Consiglio, che sta dedicando molto spazio alle realtà produttive. Ad accompagnarlo la presidente della Regione, Catiuscia Marini, il sindaco Andrea Romizi, il prefetto Raffaele Cannizzaro e alcuni parlamentari umbri. All’incontro ha partecipato il top management del Gruppo in Italia, fra cui Leo Wencel, capo mercato del gruppo Nestlé in Italia, che ha accolto il premier e lo ha accompagnato al sito, alla Casa Del Cioccolato Perugina e al Museo Storico. «Complimenti per questa storia di successo e in bocca al lupo per i progetti futuri di sviluppo all’estero. Noi sul made in Italy abbiamo messo molte risorse; la sfida ora è saper raccontare bene all’estero il nostro Paese e un marchio come Perugina può certamente avere spazio e margini di crescita internazionale», ha dichiarato Renzi. Con riferimento alla storia del nome della pralina icona di Perugina, Matteo Renzi ha poi aggiunto: «Dal Cazzotto al Bacio è una metafora bellissima, anche per l’Italia». «Siamo veramente onorati di aver potuto accogliere il Presidente del Consiglio Renzi nello storico stabilimento Perugina di San Sisto – ha dichiarato Leo Wencel – che oggi è uno dei poli produttivi di eccellenza del cioccolato all’interno del gruppo Nestlé e dove lo scorso marzo abbiamo presentato un nuovo piano di sviluppo che prevede oltre 60 milioni di euro in tre anni. Il nostro obiettivo è continuare a crescere e vincere sui mercati internazionali, dando una prospettiva internazionale al marchio Baci Perugina, che, partendo proprio da San Sisto, diventerà un simbolo dell’eccellenza del Made in Italy in tutto il mondo».
A Villa Umbra Ancora prima del Capitini, altra tappa non resa pubblica a Villa Umbra di Pila, sede della scuola di pubblica amministrazione. Qui ha incontrato i sindaci umbri. Presente anche la presidente del Consiglio regionale, Donatella Porzi e il presidente di Anci Umbria, Francesco De Rebotti..
A Villa Umbra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi incontra i Sindaci umbri
— Villa Umbra (@VillaUmbra) 29 settembre 2016
Incontro coi sindaci «La predisposizione di un programma pluriennale, che assegna risorse certe e consente una adeguata programmazione, come è l’annunciato progetto Casa Italia, è per noi amministratori pubblici la cosa più preziosa che il Governo potesse fare», ha affermato la presidente Marini, introducendo l’incontro. Poi ha ringraziato Renzi per la sua disponibilità ad un confronto diretto con i sindaci, ha sottolineato l’importanza di questo «faccia a faccia»: «Il progetto Casa Italia, per come è stato concepito – ha detto la presidente – è per i suoi contenuti nelle ‘corde’ e nelle attesa dei sindaci e di noi amministratori pubblici. Questa regione – ha aggiunto – ha vissuto negli anni diverse fragilità, dai terremoti alle alluvioni. Conosciamo bene, dunque, la necessità di avere adeguate risorse per la messa in sicurezza del nostro territorio, sia per ciò che riguarda la prevenzione sismica che per quella relativa ai rischi idrogeologici. Ecco perché, questa è anche una regione che da decenni ha posto come prioritaria la questione della sua messa in sicurezza a tutti i livelli. Qui c’è una cultura diffusa e radicata di prevenzione e salvaguardia del territorio, dei centri storici, del patrimonio abitativo». La presidente ha poi ricordato con particolare favore il recente annuncio del presidente Renzi circa il fatto che tutti gli interventi per la messa in sicurezza delle scuole saranno fuori dal “patto di stabilità” : «I sindaci che sono qui oggi – ha affermato Marini – sanno benissimo quanto questo sia di fondamentale importanza in quanto li metterà nelle condizioni di poter avviare presto significativi interventi di ulteriore messa in sicurezza delle scuole, anche se c’è da ricordare che la Regione Umbria ha già investito oltre 30 milioni di risorse per la messa in sicurezza degli edifici scolastici grazie ai quali sono stati effettuati ben 32 interventi negli ultimi anni». La presidente Marini ha quindi concluso sottolineando ancora la positività del progetto Casa Italia che intende avviare un fondamentale intervento che guarda all’intero Paese e con un approccio “ordinario” non più dettato dalle emergenze.
