di Sara Calini

Una sorta di “pagella” di metà anno per l’Umbria, dove i buoni voti in turismo, redditi e occupazione non bastano a coprire alcune insufficienze in produttività e crescita economica. È la fotografia scattata dal nuovo Rapporto economico-sociale dell’Agenzia Umbria ricerche presentato martedì a Palazzo Donini dall’amministratore unico Marco Damiani. Un documento che la presidente della Regione, Stefania Proietti, ha definito «utile a tutti i livelli» per mappare una regione che – per dirla con le parole della governatrice – ha la tendenza a soffrire in anticipo rispetto alle altre quando arrivano i tempi di crisi, salvo poi fare molta più fatica a uscirne.

Le criticità dell’economia regionale L’economia umbra continua a crescere, ma molto lentamente con l’incremento medio annuo del Pil reale che si attesta intorno all’1 per cento, mentre il Pil pro capite regionale reale resta ancora inferiore di 8,6 punti percentuali rispetto al picco registrato nel 2007. La fotografia presentata è quella di una regione segnata da alcune criticità strutturali, a partire da un andamento instabile e da livelli di produttività inferiori alla media nazionale. Debole è anche il settore terziario, che incide per il 69,3 per cento sull’economia regionale contro il 72,8 per cento italiano. 

Export e Turismo Luci e ombre anche sul fronte dell’export; l’Umbria esporta beni per circa 5,8 miliardi di euro, ma con una struttura delle esportazioni ancora poco diversificata: il 95 per cento dell’export infatti proviene dal manifatturiero e circa 500 aziende, sulle oltre 70 mila attive, generano da sole più del 96 per cento delle esportazioni complessive. A trainare la crescita regionale è anche il turismo, che negli ultimi anni ha compiuto un deciso salto di qualità: nel 2025 l’Umbria ha sfiorato gli 8 milioni di presenze, confermando il settore come uno dei principali motori dell’economia regionale.

In positivo per l’Umbria Accanto alle criticità, quindi, il rapporto evidenzia anche diversi punti di forza del sistema regionale. La distribuzione del reddito è tra questi: appare più concentrata nei quintili medio-alti: il 23,6 per cento delle famiglie umbre rientra infatti nella fascia più ricca, mentre solo l’11,5 per cento si colloca nel quintile più povero. Positivo anche il dato relativo agli investimenti pubblici, con un tasso di crescita di circa l’8 per cento rispetto alla media italiana. In positivo poi si conferma anche il comparto industriale:  la manifattura regionale «è efficiente e competitiva», si legge nel report, sostenuta da una rete produttiva che supera le 70 mila imprese attive, anche se di piccole dimensioni. 

Società Dal punto di vista socio-culturale, il rapporto descrive un’Umbria ancora pienamente alle prese con il cosiddetto “inverno demografico”. Da oltre un decennio la regione registra infatti un progressivo calo della popolazione: dai quasi 891 mila residenti del 2013 si è scesi oggi a poco più di 815 mila abitanti, con una diminuzione media del 4 per mille ogni anno. A pesare sono soprattutto il basso tasso di natalità e il continuo aumento dell’età media al parto, fattori che «rischiano di alimentare una vera e propria trappola demografica», che nemmeno i flussi migratori riescono ormai a compensare. Cambia anche la struttura delle famiglie: diminuiscono le coppie con figli, mentre crescono i nuclei monogenitoriali, nell’85,8 per cento dei casi guidati da donne. A preoccupare è anche la diffusione del disagio psicologico, soprattutto tra i più giovani: oltre il 35 per cento dichiara infatti di vivere condizioni di ansia e stress. Sul fronte dell’economia familiare, l’Umbria continua a mantenere livelli di rischio povertà inferiori alla media nazionale e il reddito medio familiare umbro resta significativamente più alto rispetto alla media italiana: 44.100 euro contro i 37.500 nazionali, con un differenziale positivo del 17,4 per cento.

Focus alternativi La terza sezione del rapporto affronta quelli che Damiani definisce «snodi strategici», ovvero innovazione e università, considerati centrali per il futuro della regione. Sul fronte dell’innovazione, l’Umbria presenta una buona capacità di ricerca e creazione di modelli organizzativi, ma una minore incidenza delle innovazioni tecnologiche più strutturate, come brevetti, tecnologie avanzate e nuovi processi produttivi. Diverso il quadro del sistema universitario, indicato invece come uno dei principali punti di forza dell’Umbria. Crescono infatti le immatricolazioni, sia degli studenti umbri sia di quelli provenienti da altre regioni, anche se permane una forte polarizzazione su Perugia rispetto a Terni. Segno più anche per i dati occupazionali: a un anno dalla laurea il tasso di occupazione dei laureati umbri raggiunge il 77,2 per cento, con punte dell’87,4 nelle professioni sanitarie. Resta però una criticità significativa: una quota consistente di giovani trova lavoro in ambiti non coerenti con il proprio percorso di studi. 

Principali novità del rapporto Nei suoi 13 focus, il rapporto presenta alcune novità rispetto agli anni precedenti. Il primo sta nelle tempistiche di presentazione: non più il secondo semestre dell’anno ma il primo. L’obiettivo è ottimizzarne l’uso da parte delle istituzioni. «Un rapporto utile per decisori di tutti i livelli, fatto con rigore scientifico ma leggibile» dice Proietti a fine presentazione, spiegando che si tratta di uno strumento essenziale per dirigere i lavori dei prossimi mesi su più livelli. «Speriamo tra qualche anno di rileggerlo – dice – avendo saputo cogliere i segnali deboli per costruire un’Umbria all’altezza dei sogni dei giovani, come accadeva qualche anno fa». Nel frattempo il Rapporto Aur sarà uno dei punti di partenza del nuovo Defr (il Documento di economia e finanza regionale), previsto per metà anno, mentre in autunno – con un po’ di anticipo rispetto agli ultimi anni – arriverà il bilancio di previsione. Oltre alle tempistiche, le altre novità riguardano la veste grafica (curata da Morlacchi editore) e il fatto che i contributi sono firmati anche da ricercatori esterni all’Agenzia.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.