di Ivano Porfiri
Amava Antigone, l’eroina ribelle della tragedia greca, invece la vita lo ha portato a fare il magistrato «per amore della libertà» e a diventare ‘socratico’ per cui si farebbe uccidere piuttosto che trasgredire una regola, seppur ingiusta. Oggi Raffaele Cantone, al Festival dei 2Mondi per ‘Gli incontri di Paolo Mieli’, presiede l’Autorità nazionale anticorruzione ed è il simbolo di chi vorrebbe una cosa pubblica più pulita e trasparente.
Tangentopoli bis «La corruzione – secondo Cantone – è stata un fenomeno assolutamente sottovalutato, come la mafia negli anni ’90. Oggi stiamo finalmente prendendone coscienza iniziando a fare prevenzione. Ma se non seguiremo questa strada e se continueremo a sottovalutarla tra 20 anni sarà allo stesso livello e ci troveremo in un’altra Tangetopoli». Come difenderci, dunque? «Con le regole perché le regole sono il mio credo, ma anche cambiando le coscienze, come quando è stata fatta la legge sul casco per chi va in moto. E poi trasparenza, la gente vuole sapere, vedere, il 68% delle segnalazioni ci provengono dai cittadini, non è vero che sono scoraggiati, vogliono partecipare».
VIDEO: «TRASPARENZA CONTRO LA CORRUZIONE»
Regole valore assoluto Come di consueto, Mieli inizia scavando nel passato e nel privato dei suoi ospiti. «Non credo che tra cento anni il mio nome sarà su un’enciclopedia – ha esordito Cantone -. Se penso a me stesso mi definisco un italiano che crede tantissimo nelle regole, le regole per me hanno un valore assoluto». Se da ragazzo era Antigone il suo personaggio preferito, l’«eroina romantica per eccellenza, che trasgredisce le regole che ritiene ingiuste», oggi il magistrato (ora in aspettativa) della lotta alla Camorra si definirebbe «molto più vicino a Socrate, un soggetto che pur di rispettare le regole accetta di morire per un’ingiustizia».
Volevo fare l’avvocato L’amore per la legge viene da lontano, ma «il mio sogno nel cassetto quando mi iscrissi a Giurisprudenza – ha rivelato Cantone – era di fare l’avvocato penalista, una tradizione radicatissima nella mia terra. Ma poi mi accorsi che l’avvocato, in fondo, è poco libero, ha pochi strumenti e spesso giustamente ripiega sul contingente dell’interesse del suo assistito. Considerando io la libertà intellettuale un valore, sono riuscito a farla valere meglio da pubblico ministero».
Senza amici magistrati Un altro risvolto del Cantone privato è il non aver mai abbandonato la sua terra, nel Napoletano, e i vecchi amici. «La mia più grande fortuna – ha spiegato – è stata vincere il concorso in magistratura, però non ho amici magistrati. Ne avevo uno ma ora ha lasciato la toga ed è professore universitario. Ho molte conoscenze, ma l’amicizia è un’altra cosa, non mi frequento molto con magistrati. Ho un amico impiegato, un altro commercialista, ci vediamo quasi ogni sabato, anche adesso».
I giornalisti Nel suo intervento, il magistrato ha ammesso di essersi scontrato con Saviano: «Poi ci siamo chiariti, lui mi ha attaccato molto duramente perché non ho detto – anche se lo pensavo – che le liste in Campania facevano in larga parte schifo. Ma non era mio compito». Su ‘impresentabili’ e caso De Luca anche Il Fatto Quotidiano ha criticato Cantone: «Conosco e rispetto Travaglio. Quando ha scritto un articolo contro di me mi ha chiamato per avvertirmi. Loro spesso non sono obiettivi ma lo fanno in buona fede. Così come fui criticato da Foglio, altro giornale che mi piace. Quando fui attaccato invitai Claudio Cerasa a intervistarmi. Alla fine ha dovuto rivedere diverse idee che aveva sul mio conto».
Legge Severino Inevitabile affrontare i temi dell’attualità, a partire dal caso De Luca e dalla sua proposta di rivedere la legge Severino. «E’ una buona legge – ha sottolineato – ma perfettibile. Solo in Italia ci si scandalizza di dover fare il tagliando a una legge, mentre si fa in tutte le parti del mondo». «Io credo – ha poi aggiunto – che quando è stata approvata la legge anticorruzione, nel 2012, il clima politico era molto complicato. Il ministro Severino fece un ‘miracolo’ per farla approvare, ha dovuto mettere insieme il ‘diavolo e l’acqua santa’, usò un argomento economico dicendo che la corruzione era una zavorra per il Paese per fare leva in una fase in cui non c’era una vera e propria emergenza come ora, dopo gli scandali Mose, Expo e Mafia Capitale». Si tratta dunque, per Cantone, di una «buona legge ma con molte discrasie». Ad esempio, «mi chiedo – ha evidenziato – perché l’abuso d’ufficio non possa portare alla sospensione di un parlamentare e di un sindaco sì. La legge Severino ha molte di queste discrasie. Io credo che bisogna avere il coraggio di dirlo, mi dicono che sono amico di De Luca per questo, ma che giovi a questo o a quello – ha concluso – a me non interessa assolutamente nulla».
