di Daniele Bovi
Niente da fare, il punto nascita di Assisi rimarrà chiuso. Con un’ordinanza pubblicata giovedì infatti il Tar dell’Umbria ha respinto il ricorso presentato dal sindaco Claudio Ricci spiegando di «non poter apprezzare favorevolmente le esigenze cautelari prospettate dal ricorrente». Secondo i giudici amministrativi in primis il reparto dell’ospedale di Assisi non ha i requisiti necessari per rimanere aperto. Nell’ordinanza infatti si sottolinea «la carenza nel soppresso punto nascita degli standards minimi (ovvero almeno 500 nati ogni anno, ndr) previsti dal presupposto accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, del tutto inoppugnato, e successivi atti programmatori, di cui gli atti di politica sanitaria gravati costituiscono misura sostanzialmente attuativa».
L’ordinanza Insomma, stando all’interpretazione del Tar la Regione ha attuato l’accordo e indietro non si può tornare. Secondo i giudici inoltre non sussiste il «pregiudizio grave ed irreparabile lamentato dall’Amministrazione comunale». La battaglia del sindaco Ricci (da mesi candidato alla presidenza della giunta regionale) contro la chiusura del punto nascita della città del Poverello è andata avanti per anni. Il sindaco ha provato di tutto, dalle conferenze stampa alle occupazioni simboliche del consiglio regionale, dalla raccolta di firme ai manifesti fino alle carte bollate. Un percorso chiuso dall’ordinanza firmata dal collegio composto da Cesare Lamberti, Stefano Fantini e Paolo Amovilli che pare mettere la parola fine sulla vicenda, anche se il sindaco in caso di elezione ha promesso che il punto nascita lo riaprirà.
Twitter @DanieleBovi

Ovviamente in Umbria contano diversi pesi e diverse misure,visto che altri reparti Ostetrici messo molto peggio di Assisi,per numero di utenti e strutture,sono rimasti aperti.
Insomma: non c’e’ trasparenza ne’ equita’.