
di Ivano Porfiri
Già dalla prossima settimana l’Umbria potrebbe garantire l’accoglienza di 400 profughi distribuiti su tutto il territorio regionale. Quanto al numero complessivo di profughi che potrebbero essere assegnati all’Umbria, secondo le stime di massima effettuate dal governo non potrà essere superiore a mille unità. E quando si parla di profughi, si intendono unicamente coloro ai quali verrà riconosciuto la status di rifugiati.
La riunione E’ il risultato della riunione avvenuta venerdì a Palazzo Donini, convocata dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, cui hanno preso parte – tra gli altri – il presidente dell’Unione Province dell’Umbria, Marco Vinicio Guasticchi, dell’Anci Umbria, Wladimiro Boccali, il delegato regionale della Caritas umbra, Marcello Rinaldi, gli assessori regionali Carla Casciari e Franco Tomassoni, i sindaci dei principali comuni umbri, e rappresentanti delle Prefetture di Perugia e Terni e delle Forze dell’ordine.
Istituito coordinamento Ampia condivisione della disponibilità manifestata dalla Regione Umbria, nell’ambito della recente intesa tra Governo e Regioni, di predisporre un adeguato programma per l’accoglienza di eventuali profughi provenienti dalla Libia. In ambito regionale, quindi, è stato deciso di formalizzare l’istituzione di un coordinamento che avrà il compito, d’intesa con le Prefetture ed il Commissario nazionale per l’emergenza umanitaria, il Prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, di definire al più presto una modalità organizzativa a livello regionale per l’accoglienza dei profughi.

Leale collaborazione Nell’introdurre la riunione la presidente Marini ha riferito di aver assicurato al ministro degli Interni, Roberto Maroni, la piena disponibilità della Regione Umbria a rapportarsi con il Governo in spirito di leale collaborazione istituzionale, soprattutto di fronte al rischio di una pesante emergenza umanitaria che potrebbe riguardare migliaia di cittadini libici in fuga dal loro Paese dove allo stato di rivolta interna si è aggiunto l’intervento militare della coalizione internazionale.
Chi verrà accolto? Nel corso della riunione è stato specificato che a venire accolti saranno solo e unicamente coloro ai quali viene riconosciuto lo status di rifugiati. Non ci saranno quindi la miriade di tunisini che stanno approdando a Lampedusa perché, non essendo la Tunisia un paese in guerra, quei clandestini dovrebbero essere rimpatriati. Sul punto, però, permane un dubbio. Cioè, siccome a gestire la partita è il ministero degli Interni, l’Umbria si dovrà occupare di coloro che verranno assegnati.
I numeri Quanto al numero di profughi che potrebbero essere assegnati all’Umbria, la presidente ha riferito che secondo le stime di massima effettuate dal Governo questo non potrà essere superiore a mille unità. Ma realisticamente – è stato detto – la regione difficilmente potrebbe assorbire un numero molto maggiore di 500 senza creare situazioni di difficile gestione4. In ogni caso già dalla prossima settimana l’Umbria potrebbe garantire l’accoglienza di 400 profughi distribuiti su tutto il territorio regionale.
Dove andranno? Per ora di certo ci sono le strutture della Caritas che li distribuiranno suddivisi in piccoli gruppi per evitare l’effetto «lager». Nei prossimi giorni i Comuni forniranno una lista degli immobili che potranno mettere a disposizione. Innanzi tutto i comuni che hanno attivato un programma di accoglienza per i rifugiati: Perugia, Terni, Orvieto e Narni. Poi, comunque, quelli superiori ai 15 mila abitanti. Qualcuno, nel corso della riunione, ha avanzato la proposta di destinare parte dei rifugiati in Valnerina, in sobborghi poco abitati. Ma sul punto, sarà il coordinamento a pronunciarsi.
No ai lager Nel corso della riunione odierna tutti i soggetti istituzionali presenti, e la Caritas, hanno condiviso il principio che l’accoglienza dei profughi dovrà essere gestita in maniera diffusa nel territorio regionale, evitando la creazione di luoghi di costrizione: «abbiamo tutte le potenzialità per poter accogliere degnamente gli eventuali profughi – ha detto ancora la presidente -, coinvolgendo sia la rete delle istituzioni locali, che quella della Caritas e del mondo del volontariato. Ciò, così come abbiamo tenuto a ribadire al Ministro Maroni, in spirito di leale collaborazione, con scelte condivise ed assumendoci anche a livello locale le responsabilità istituzionali che ci competono».
Nei beni della mafia Il presidente dell’Upi, Marco Vinicio Guasticchi, nell’esprimere pieno sostegno all’impostazione data dalla presidente Marini, ha riconfermato la disponibilità delle Province umbre ad assicurare la massima collaborazione nella gestione dell’eventuale emergenza profughi: «dobbiamo considerare che questi cittadini, rientrando tra quanti hanno lo status di rifugiato, si troveranno di fronte ad esigenze di integrazione sociale, e di formazione ai fini di una loro eventuale attività lavorativa. In questo le strutture di formazione delle province faranno sicuramente la loro parte». Il presidente Guasticchi ha inoltre posto l’esigenza di un eventuale utilizzo, per l’accoglienza dei profughi, anche di beni immobili presenti in Umbria e confiscati dallo Stato a esponenti di organizzazioni mafiose o della criminalità. Guasticchi ha riferito anche della disponibilità della Provincia a istituire dei corsi di lingua e formazione per favorire l’inserimento professionale.
Risorse dal governo Il sindaco Boccali, a nome dell’Anci Umbria, ha reso noto di aver già avviato una serie di incontri operativi per l’individuazione delle disponibilità di strutture da parte dei Comuni e della loro capacità di accoglienza: «dobbiamo saper mobilitare la solidarietà dell’Umbria mettendo in campo tutte le forze necessarie per poter accogliere i profughi con quel senso di solidarietà che è segno distintivo della nostra identità». Il sindaco Boccali ha altresì sottolineato la necessità di una certezza delle risorse necessarie per la gestione sia dell’emergenza che della successiva permanenza dei profughi che potrebbe prolungarsi nel tempo, che il Governo ha assicurato essere a carico dello Stato.
In piccoli gruppi «La Caritas regionale – ha detto il delegato regionale Ranieri – è pronta a fare la propria parte e condivide la scelta di gestire l’eventuale presenza di profughi in maniera diffusa sul territorio e in piccoli gruppi. Ovviamente anche noi chiediamo certezza sulle risorse e, se richiesti, potremmo assumerci anche il compito di gestire programmi di accoglienza in spazi non di nostra pertinenza».
