di Iv. Por.
Hanno già «preso il volo» per usare le parole del vescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, la gran parte degli immigrati tunisini arrivati in Umbria da Lampedusa. O, meglio, quelli che hanno già ricevuto il permesso di soggiorno. Gli operatori riferiscono di aver faticato a trattenerli dall’andare direttamente dalla questura di Perugia alla stazione. Stesse notizie da tutta la regione. Pochissimi resteranno qui, gli altri sono già in viaggio verso la Francia, la Germania, la Svizzera. Chi non è partito è anche chi con il freddo degli ultimi giorni si è ammalato.
Tutti via Da quanto riporta la diocesi di Perugia sabato 16 aprile, dopo appena cinque giorni, dei 34 ospitati nella parrocchia di San Giovanni del Prugneto 17 sono partiti venerdì sera, 6 sabato mattina, uno sta aspettando i parenti che lo verranno a prendere dalla Francia e gli altri 7 entro stasera andranno alla volta di Ventimiglia. Tutti via, salvo un paio di indecisi. Anche perché chi è già ai confini sta chiamando dicendo che con i documenti (permesso di soggiorno temporaneo e il documento di viaggio) li stanno facendo entrare in Francia.
Arci: ne resteranno 4 Dall’Arci, invece, sabato mattina hanno verificato che dei 27 ospitati ne sono partiti al momento 10 (alcuni verso città italiane come Milano e Bologna) mentre ne stanno per partire altri 13. Solo 4 hanno già comunicato di voler restare chiedendo corsi corsi di lingua. Alcuni si sono ammalati con mal di gola e febbre. C’è stato anche un caso di sospetta scabbia, che invece si è rivelata una semplice dermatite (i migranti sono stati sottoposti a diverse visite in questi giorni).
Addio del vescovo Il vescovo Bassetti, visitandoli la sera del 12 ha detto loro che «quando arrivano le rondini, noi diciamo che è arrivata la primavera. I giovani sono come le rondini ed io mi auguro che voi in Europa possiate portare un po’ della vostra primavera, che è la vostra giovinezza, che è il desiderio di lavorare, di ricongiungersi con i vostri cari. Tutti questi sono valori che si chiamano primavera portati da migranti come voi, che, come le rondini, avete bisogno di punti di appoggio perché altrimenti cadreste nel vuoto, in mare. Noi vogliamo essere questo primo punto d’appoggio per il vostro volo verso la libertà».
Le rondini prendono il volo Le “rondini” riprendono il “volo”, così hanno commentato gli operatori della Caritas diocesana che, insieme a volontari e a diverse famiglie dell’Unità pastorale delle parrocchie di Cenerente-Canneto-Capocavallo-San Giovanni del Prugneto, si sono prodigati per ospitare al meglio i giovani profughi. «I ragazzi non sono partiti senza una meta precisa – raccontano in Caritas –, avevano contattato nei giorni scorsi i propri familiari. In alcuni casi sono stati gli stessi genitori o fratelli ad arrivare dalla Francia in Italia nella giornata di sabato per poi insieme passare il confine con tranquillità».
Si ricorderanno di noi «Quando abbiamo comunicato ai ragazzi – aggiungono gli operatori Caritas – che nel pomeriggio del 15 aprile avrebbero ricevuto i permessi e i documenti dalla questura di Perugia, hanno gioito commuovendo tutti noi. Nei cinque giorni che li abbiamo avuti ospiti avevamo intuito che la loro permanenza a Perugia sarebbe stata breve, ma intensa ed ancora una volta abbiamo compreso quanto sia importante accogliere chi è nel bisogno, perché gli dà tanta speranza. Siamo certi che ricorderanno a lungo il luogo che li ha ospitati, i parrocchiani ed il parroco don Lucio Gatti».
Buon viaggio In questo clima sereno e di familiarità che si è subito instaurato con i giovani profughi, il direttore della Caritas diocesana, Daniela Monni, nella serata di venerdì è giunto a Prugneto per salutare di persona gli ospiti dicendo loro: «buon viaggio non tanto per quello che voi dovrete compiere in treno, ma buon viaggio per la vostra vita». Gli ospiti hanno risposto ringraziando non solo per l’augurio ricevuto, ma per le persone che nei cinque giorni trascorsi si erano prese cura di loro.

