di Ivano Porfiri
«Il povero non è più solamente chi viene da terre lontane o il senzatetto alla ricerca di un posto per dormire e di qualcosa da mangiare; oggi i nuovi poveri sono i nostri amici, i nostri vicini di casa, i compagni di scuola e di giochi che hanno perso il lavoro o dovuto chiudere la propria impresa, vivono il dramma della separazione familiare, la sofferenza della malattia, l’umiliazione di un mutuo, di un prestito o di un contributo economico pubblico non concesso. Sono tanti, e sono sempre di più». La fotografia è quella del primo Rapporto sulle povertà redatto dalle otto Caritas diocesane dell’Umbria. Si riferisce ai dati del 2018, sarà multimediale e non cartaceo, una story map elaborata da GisAction (gruppo Teamdev), che garantisce l’accesso alle informazioni anche da smartphone e può essere implementata di volta in volta quasi in tempo reale.
La sferzata di Boccardo «Nella nostra società la povertà è in aumento, ma non solo una povertà materiale – ha ammonito il presidente della Conferenza episcopale umbra, Renato Boccardo – bensì anche una povertà di disponibilità. Mancano i volontari, ne servirebbero tantissimi. L’individualismo è un male pericoloso e attacca anche la comunità cristiana in modo grave, rischiando di soffocarla. Una comunità cristiana che non sa fare carità – ha proseguito l’arcivescovo – è una comunità sterile. Questo non vuole essere un grido di dolore, ma una sferzata, una sfida: riportiamo il vangelo e i suoi insegnamenti come esorta a fare Papa Francesco, aiutiamo iol prossimo, senza guardare a nazionalità, razza, religione». Dello stesso tenore l’intervento del vescovo di Orvieto-Todi, Benedetto Tuzia, che ha sottolineato come la comunità cristiana faccia fatica a calarsi nella realtà concreta dove la gente vive. «Come Caritas, spesso, diamo priorità alle opere, non siamo in grado di guardare in alto, facciamo fatica a dare speranza al nostro prossimo», ha detto.
I numeri Come già anticipato nei giorni scorsi, nel 2018, in Umbria, la quota di famiglie in povertà relativa è pari al 14,3%, in crescita rispetto al 12,6% dell’anno precedente. In termini assoluti il fenomeno interessa oltre 50 mila famiglie (sopra la media nazionale dell’11,8%). Sempre 50 mila sono le persone che vivono in condizioni di grave deprivazione materiale. Tanti (28.642) i minori a rischio povertà o esclusione sociale, ma sotto la media nazionale.
In linea generale, in Umbria, secondo il rapporto «la povertà aumenta al crescere della dimensione familiare, soprattutto in presenza di figli. È più elevata nel caso di giovani, stranieri o con un’occupazione precaria. Le famiglie che in Umbria vivono in una condizione di povertà sono per lo più giovani, con figli e talvolta con un lavoro. Una quota significativa di esse è composta da stranieri e costituisce, probabilmente, la porzione di quelle che versano in una condizione di maggiore disagio».
Chi bussa alla Caritas? Ma la vera novità del Rapporto è che mette insieme i dati provenienti dalle otto Caritas diocesane dell’Umbria. Nel 2018 le persone assistite sono state 4.599 di cui 2.141 maschi e 2.456 femmine. Del totale 2.101 sono disoccupati, 563 occupati, 270 casalinghe, 250 pensionati. Solo 283 sono senza dimora, mentre la gran parte (2.630) hanno figli, di cui 45 hanno figli disabili. Da dove vengono? La fetta più ampia 1540 sono italiani, seguiti da 1.368 dall’Africa, 890 da altri paesi europei, 329 dall’America, 112 dall’Asia. I bisogni per cui bussano alla Caritas sono: 52,9% povertà, 38,9% lavoro, 12,7% casa, 11,1% famiglia, 7,6% salute, 5,4% immigrazione, 2,3% detenzione, 1,9% istruzione, 1,7% dipendenze, 1,4% handicap.
Diocesi per diocesi La ripartizione territoriale delle richieste è questa: 1.488 dalla diocesi di Perugia-Città della Pieve, 740 da quella di Terni-Narni-Amelia, 711 dalla diocesi di Assisi-Nocera-Gualdo, 262 da quella di Città di Castello, 360 da quella di Foligno, 398 da quella di Gubbio, 421 da quella di Orvieto Todi, 219 da quella di Spoleto Norcia.
L’aiuto materiale e morale La risposta che viene data è in 2.897 casi di sostegno con beni e servizi materiali, in 2.331 con l’ascolto, in 1.452 con sussidi economici, 164 con accoglienza, 159 con sanità, 138 con consulenza professionale, 70 con orientamento, 63 con scuola, 37 con lavoro, 12 con il coinvolgimento di enti o associazioni, 7 con risposte di tipo socio-assistenziale. Con il Fondo di solidarietà, dal 2009 la Conferenza episcopale umbra ha distribuito 576 mila euro nella diocesi di Perugia, 379 mila in quella di Terni, 217 in quella di Orvieto-Todi, 215 mila in quella di Assisi, 117 mila in quella di Gubbio, 67 mila in quella di Spoleto, 150 mila in quella di Foligno e 128 mila in quella di Città di Castello.
