di Iv. Por.
E’ rivolta a livello regionale contro il piano di Poste italiane (qui la mappa interattiva di Umbria24)che, dal 13 aprile prossimo, porterà alla chiusura di 15 uffici postali e alla parziale chiusura di altri 18. Mentre tutti protestano, l’assessore regionale Fabio Paparelli prova a indicare una possibile soluzione, anche se sarà ben difficile che Poste torni indietro.
IL PIANO: I 33 UFFICI CHE CHIUDONO
Immobili della Regione Paparelli afferma come «la Regione è disponibile a mettere a disposizione anche il proprio patrimonio immobiliare pur di scongiurare la chiusura degli uffici». «Condivido pienamente e faccio mie – ha detto Paparelli – le preoccupazioni espresse dall’Anci regionale e da alcuni parlamentari, oltre che dai sindacati, sulla drammatica situazione che si sta verificando in alcune zone rurali e montane a causa dell’imminente chiusura di uffici postali ritenuti ‘non produttivi’. E’ necessario che, sulla base delle sollecitazioni ricevute da più parti, Anci e Regioni si attivino per chiedere un incontro urgente con gli amministratori di Poste italiane, affinché riconsiderino una scelta che impoverisce il tessuto socio-economico di tante realtà territoriali, in cui il presidio dei servizi postali rappresenta una necessità reale e sentita. In tal senso la Regione Umbria si dichiara pronta a fare la propria parte, anche rendendo disponibile a tal fine il proprio patrimonio immobiliare».
Anci: incontro urgente Dal canto suo l’Anci, con il presidente Francesco De Rebotti e il coordinatore dei pccoli Comuni Giuseppe Chianella, chiede un «incontro urgente per affrontare l’importante e preoccupante questione. Il territorio umbro – aggiungono – anche se non vasto, è molto particolare, gli uffici postali sono presidi essenziali per tanta parte della popolazione, soprattutto per coloro che abitano lontano dai grandi centri e per gli anziani che risulterebbero essere i più penalizzati e proprio in queste situazioni, Poste svolge un servizio indispensabile per gli obiettivi di coesione sociale, economica e territoriale dando la possibilità di accesso a servizi locali essenziali».
Sindacati sulle barricate I primi a sollevare il problema sono stati i sindacati, che venerdì alle 10 faranno il punto alle 10 con Slc Cgil, Slp Cisl, Uil Post, Confsal e Failp Cisal. Per Umberto Pocceschi, segretario regionale Slp Cisl «il piano industriale annunciato da Poste italiane è irricevibile perché indirizzato solo a fare finanza mentre abbandona il territorio, specie le parti economicamente più deboli. Noi ci opporremo con tutte le nostre forze a tagli indiscriminati che puntano con sfrontatezza solo a fare giochi finanziari, sacrificando senza alcuna strategia aziendale i lavoratori, e, nello stesso tempo, danneggiando la collettività».Il segretario regionale Cisl Umbria Ulderico Sbarra sostiene che «in questo modo si proseguirebbe sulla strada del depauperamento delle strutture strategiche della nostra regione che investe i trasporti, le banche, le telecomunicazioni, gli uffici dello Stato e tanti altri».
Interrogazione al ministro Guidi Il caso arriva anche in Parlamento attraverso una interrogazione del senatore ternano Gianluca Rossi. «E’ importante – dice – poter e saper armonizzare le esigenze del territorio con le esigenze di Poste italiane: per questo chiederò al ministro dello Sviluppo economico come contemperare le esigenze della società con quelle del territorio umbro e dei suoi cittadini che si troverebbero impoveriti dall’assenza di ben 33 filiali, che si aggiungono ad altre precedentemente chiuse». Secondo Rossi «non possiamo permetterci di rendere ancora più difficile e irraggiungibile questo servizio per tutte quelle fasce deboli che ne fanno uso frequente né di allontanare i servizi postali dai centri storici o, come il caso di Terni, da zone turistiche come la cascata delle Marmore o il lago di Piediluco».
Nevi: «La Marini non dice nulla?» A livello della Regione Umbria il capogruppo di Forza Italia, Raffaele Nevi, sollecita l’impegno della presidente Catiuscia Marini. «Mentre in Toscana il governatore Enrico Rossi si mobilita ed esprime un secco no alla chiusura di alcuni uffici postali programmata da Poste Italiane, in Umbria il silenzio della Presidente Marini sta diventando sempre più assordante – afferma Nevi -. Presenterò un’interrogazione urgente in Consiglio regionale per sapere quali misure intende intraprendere la Giunta e per chiedere che si convochi subito un tavolo di confronto tra Regione, Poste Italiane ed enti locali per scongiurare le chiusure e costruire un percorso che possa portare a scelte diverse da quelle che si potrebbero profilare».
Risposta: «Concretamente impegnati» A Nevi la giunta regionale risponde che è invece «concretamente impegnata a contrastare la chiusura degli uffici postali sul territorio regionale. Non solo la Regione ha condiviso con l’Anci le forti perplessità sul piano di riorganizzazione presentato da Poste italiane – si legge in una nota – ma si è attivata con il presidente della Conferenza delle regioni Sergio Chiamparino affinchè la questione venga posta sul Tavolo nazionale. Nessun silenzio dunque da parte della giunta, come ha dimostrato anche l’intervento odierno dell’assessore Paparelli. E’ questo il modo più serio e concreto per affrontare questioni così delicate, importanti e di forte rilievo sociale, senza non limitarsi ai soli comunicati stampa».
Altra interrogazione Anche dal Pd in Regione c’è un’interrogazione a firma di Manlio Mariotti e Fausto Galanello. definendo «unilaterale e inaccettabile» la decisione di Poste italiane. Mariotti e Galanello rilevano inoltre che le logiche che hanno ispirato Poste italiane ad operare tali scelte sono di carattere «superficialmente economicistico e assolutamente estranee a un criterio che, nel caso di servizi essenziali quali quelli postali, deve essere di ottimale equilibrio tra efficienza ed economicità, e benefici per la collettività di cittadini e imprese».
Terni: Pd e Ancescao Nel ternano sono anche altre le prese di posizione. Il gruppo consiliare al Comune si pone «in totale sostegno alle dichiarazioni del sindaco Leopoldo Di Girolamo in merito alle misure di razionalizzazione definite dall’Ente Poste. Riteniamo infatti necessario da un lato ottimizzare i costi e i servizi, dall’altro che qualsiasi decisione in merito al futuro degli sportelli sia in linea con le esigenze dei cittadini e dei lavoratori». E per Ancescao di Terni, Narni e Amelia la chiusura è «una scelta sbagliata che non tiene nemmeno conto del parere espresso da Agcom, l’Autorità per il Garante delle Comunicazioni, contraria alla chiusura degli uffici postali nelle aree svantaggiate, che ha opportunamente sollecitato Poste Italiane ad una concertazione con le Amministrazioni locali prima di procedere alla chiusura»
