Sulla questione della chiusura uffici postali, Catiuscia Marini bussa alle porte della concittadina Luisa Todini per chiedere di congelare il piano in attesa del confronto che ci sarà con le Regioni. «Ho rappresentato al presidente di Poste Italiane, Luisa Todini, la necessità di un approfondimento sulla questione del Piano di ridimensionamento degli uffici postali che così come è stato reso noto, determinerebbe in Umbria – e nel resto del Paese – gravi disagi alle popolazioni», spiega la governatrice dell’Umbria.
I 33 UFFICI CHE CHIUDONO – MAPPA INTERATTIVA
Piano da congelare Marini ha quindi chiesto a Todini di non procedere ad alcuna decisione rispetto all’attuazione del Piano per consentire un approfondito confronto con le Regioni italiane, la cui Conferenza è stata già convocata dal presidente Sergio Chiamparino per la giornata di giovedì. Per l’Umbria ci sarà la vicepresidente, Carla Casciari. Nel corso della riunione le Regioni intendono avanzare all’amministratore delegato, Francesco Caio, proposte per ricercare soluzioni che, d’intesa con i Comuni interessati, possano consentire il mantenimento dei servizi postali sul territorio e contribuire allo stesso tempo all’abbattimento dei relativi costi.
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Immobili a disposizione Per ciò che riguarda l’Umbria la presidente Marini ha ribadito che «la Regione è disponibile a mettere a disposizione anche il proprio patrimonio immobiliare pur di scongiurare la chiusura degli uffici periferici di Poste Italiane in Umbria. Condividiamo, infatti, pienamente – conclude Marini – le preoccupazioni che sono state rappresentate prima di tutto dai cittadini specie quelli di alcune zone rurali e montane interessate dalle eventuali chiusure che determinerebbero gravissimi disagi, preoccupazioni che sono state espresse anche dall’Anci regionale e da alcuni parlamentari, oltre che dai sindacati».
Cardinali e Rossi: «Scelta sbagliata» I senatori umbri del Pd Valeria Cardinali e Gianluca Rossi hanno presentato «un’interpretazione al ministro per lo Sviluppo a economico per chiedere un approfondimento riguardo ai parametri utilizzati per la scelte degli sportelli da chiudere, ciò anche alla luce del valore sociale che gli stessi rivestono per le comunità interessate, ricordando che la maggior parte di questi uffici è frequentato da persone anziane, che risiedono nei piccoli centri e nei borghi storici dell’Umbria, che subirebbero un reale disagio». Hanno inoltre chiesto al Ministro: «quali misure intenda intraprendere per garantire il rispetto dei disposti stabiliti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in ordine al divieto di chiusura degli uffici postali nelle aree svantaggiate; come intenda intervenire per evitare che decisioni unilaterali assunte da Poste italiane; se non intenda valutare tutte le possibilità alternative alla semplice chiusura. «Inoltre – conclude cardinali – la commissione Lavori pubblici del Senato, della quale faccio parte e che è competente per materia, ha deciso di convocare l’amministratore delegato di Poste italiane allo scopo di richiamare l’attenzione ad una congrua valutazione delle diverse realtà territoriali e alla necessità di non procedere con tagli lineari che si potrebbero rivelare davvero problematici per la popolazione».
Valnerina contraria I Comuni della Valnerina in una nota si dicono c«fermamente contrari al piano di Poste italiane che prevede un drastico ridimensionamento degli uffici postali della zona. Da aprile, infatti – prosegue la nota – gli sportelli di Scheggino, Sant’Anatolia di Narco, Monteleone di Spoleto, Poggiodomo, Cerreto di Spoleto e Preci rimarranno aperti soltanto tre giorni a settimana. Si tratta di una situazione che le comunità locali, già alle prese con un depauperamento dei servizi per mere logiche economiche che non tengono conto delle esigenze di questi piccoli centri, non possono accettare. Non si possono operare dei tagli ritenendo tali uffici postali non produttivi senza invece pensare all’importante servizio sociale che viene offerto dagli sportelli in questione, spesso situati in zone isolate ed abitati da persone per lo più anziane. Come sindaci di questo territorio ci batteremo affinché Poste italiane torni sui suoi passi e salvaguardi queste realtà».
