di Marta Rosati

Materiale in terracotta e ‘piani di vita’, così la Soprintendenza chiama i reperti archeologici rinvenuti a Piediluco nel sottosuolo del cantiere finanziato da Tk-Ast per la riqualificazione del Centro federale Paolo D’Aloja: lavori momentaneamente bloccati.

Lavori a Piediluco Da cronoprogramma la realizzazione di nuovi spogliatoi, accessi al lago e rimesse per le barche sarebbe dovuta terminare entro il mese prossimo ma il rischio è che non sarà così. Durante gli scavi infatti, di fronte all’attuale tribuna sono emerse testimonianze di insediamenti lungo lago risalenti ell’età del Bronzo e alla prima età del Ferro.Nella relazione inviata al Comune di Terni, la Soprintendenza fa riferimento a ipotesi avanzate da alcune associazioni ambientaliste quali Wwf, Vas e Verdi che avrebbero in qualche modo osteggiato l’intervento sull’area denominata ‘I Quadri’, in nome della salvaguardia del paesaggio e del patrimonio storico conservato nel sottosuolo.

Comune di Terni La Soprintendenza è vigile e in via cautelativa intanto ha sospeso l’attività del cantiere, riservandosi approfondimenti e prescrivendo alcune cose al Comune: l’ente di piazza Ridolfi, nelle persone del sindaco e del dirigente ai Lavori pubblici, dovrà valutare la sospensione delle operazioni di urbanizzazione dell’area; convocare la conferenza dei servizi per disporre eventuali correttivi al progetto definitivo e rispetto a questo non si esclude uno spostamento; infine Palazzo Spada dovrebbe quantificare i danni subiti dall’ambiente e sottoporre l’area a vincolo archeologico.

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