Un'immagine del progetto

di Daniele Bovi

Dopo oltre 20 anni di degrado, abbandono e polemiche a Perugia è pronto a rinascere l’edificio ex Telecom, che si trova tra via della Pallotta e via Jacopone da Todi. Nelle scorse ore la giunta comunale ha infatti approvato lo schema di convenzione e sancito il pubblico interesse dell’intervento per la realizzazione delle opere di urbanizzazione esterne al comparto, per il quale una società di Marsciano ha chiesto nel 2022 il rilascio di un permesso di costruire. Un progetto del quale si è iniziato a parlare per la prima volta tra il 2010 e il 2011, quando il consiglio comunale diede il via libera al piano attuativo in variante al Prg.

Demolizione e ricostruzione L’intervento prevede la demolizione completa degli edifici esistenti per lasciare spazio a un nuovo complesso a destinazione mista, residenziale e direzionale. A promuovere l’operazione è la società Gruppo Futuro, che punta a trasformare un comparto oggi in stato di forte degrado in un insediamento moderno e ad alta efficienza energetica. L’area si estende per circa 4.350 metri quadrati lungo via Jacopone da Todi. Attualmente ospita tre corpi di fabbrica: due edifici adibiti in passato a uffici e un magazzino. Il volume complessivo supera gli 8.500 metri cubi. Le condizioni di manutenzione sono precarie per due degli immobili, mentre il terzo, pur in stato migliore, sarà comunque demolito per consentire una riorganizzazione complessiva degli spazi.

I volumi La volumetria massima teorica consentita è pari a 10.900 metri cubi, suddivisi tra residenziale e direzionale. Grazie al raggiungimento di quelli che vengono definiti elevati standard ambientali, il piano beneficia di una premialità volumetrica del 30 per cento sulla parte abitativa. In base agli atti, il 50 per cento dell’incremento della superficie utile dovrà essere destinato ad abitazioni a canone concordato.

Residenziale Il cuore dell’intervento sarà il nuovo edificio residenziale, composto da due blocchi uniti tra loro e sviluppati su sei piani fuori terra oltre a un livello interrato. Sono previsti complessivamente 36 appartamenti, di diversa metratura, dai bilocali agli attici. Al primo piano saranno collocati quattro alloggi a canone concordato. Il piano terra sarà configurato come uno spazio aperto di connessione, con porticati, parcheggi pubblici e una fascia di verde attrezzato. Nel piano interrato troveranno posto autorimesse e locali tecnici.

Direzionale Accanto alla parte abitativa sorgerà un edificio direzionale di tre piani, destinato a uffici. Anche in questo caso sono previsti parcheggi sia al piano interrato sia al piano terra, dove sarà realizzata una piazza con pavimentazione drenante. Gli spazi interni saranno organizzati in unità frazionabili, così da poter rispondere a diverse esigenze professionali.

Sostenibilità Uno degli elementi centrali del progetto è la sostenibilità energetica. Gli edifici sono progettati come «Near zero energy buildings», cioè strutture con fabbisogno energetico quasi nullo. Il complesso integrerà impianti fotovoltaici in copertura, sistemi micro-eolici e pannelli solari termici per la produzione di acqua calda. Il riscaldamento e il raffrescamento saranno garantiti da pompe di calore, mentre l’isolamento dell’involucro edilizio sarà assicurato da sistemi costruttivi a secco ad alte prestazioni. Previsti anche sensori per il monitoraggio dei parametri strutturali e ambientali mentre l’acqua piovana sarà recuperata e utilizzata per l’irrigazione.

Marciapiede e parcheggio Il progetto comprende importanti opere di urbanizzazione a carico del privato. In particolare è previsto l’allargamento di via Jacopone da Todi lungo il fronte dell’area e la realizzazione di un nuovo marciapiede largo un metro e mezzo. Saranno creati complessivamente 45 posti auto pubblici, distribuiti tra la piazza dell’edificio direzionale e l’area a piano terra del blocco residenziale, con alcune postazioni dotate di ricarica per veicoli elettrici. L’investimento per le opere esterne supera i 200 mila euro.

Decenni di abbandono La storia della struttura affonda le radici negli anni in cui ospitava uffici e servizi della società di telecomunicazioni. Dismessa all’inizio degli anni Duemila, l’ex sede è rimasta inutilizzata per oltre due decenni, diventando simbolo di degrado e oggetto di ripetute segnalazioni da parte dei residenti. Ora invece punta a essere, come scritto nel progetto, un simbolo di «rigenerazione urbana», in grado di riqualificare un’area centrale della città: «La rigenerazione urbana – spiegano i promotori – contribuisce a rendere le città più sostenibili andando a contrastare il frenetico e indiscriminato ricorso al consumo di suolo edificabile».

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