di Daniele Bovi
Monta la protesta nella frazione perugina di Colombella per il progetto relativo alla costruzione di una nuova antenna 5G nell’area del cimitero. I confinanti hanno ricevuto nei giorni scorsi una raccomandata da parte del Comune di Perugia con la quale si spiega che Cellnex Italia, controllata della spagnola Cellnex Telecom che gestisce migliaia di impianti in Europa, ha richiesto a metà marzo «l’installazione di una infrastruttura per telecomunicazioni in strada Colombella Alta»; in particolare si parla del foglio catastale 183, particella 841, cioè dell’area comunale su cui sorge il cimitero, a 200 metri dal quale c’è già un’altra antenna.
La raccomandata La comunicazione è stata inviata ai proprietari confinanti «che potrebbero avere un pregiudizio dal provvedimento finale», ma si è rapidamente diffusa tra i residenti tanto che la pro loco, martedì mattina, ha deciso di convocare un’assemblea per dire «No all’antenna al cimitero». La data sarà comunicata una volta acquisite le disponibilità da parte dei rappresentanti del Comune. La zona è tra le più belle della campagna nei dintorni di Perugia e, sulla collinetta sopra il cimitero, da poco è stata ristrutturata la chiesa di Santa Maria Annunziata. Qui, come in tantissime altre zone d’Italia, si gioca una partita in cui bisogna contemperare le esigenze di copertura della rete e la tutela del territorio.
L’iter I proprietari delle zone confinanti avranno ora 10 giorni di tempo per presentare osservazioni che l’amministrazione avrà l’obbligo di valutare. Dal 12 giugno partiranno invece i 60 giorni di tempo entro i quali, a norma di legge, il Comune dovrà autorizzare o meno l’impianto; se Palazzo dei Priori non dovesse esprimersi, scatterebbe il silenzio-assenso. In generale i margini per le amministrazioni o per chi decide di opporsi all’installazione di questi impianti sono molto stretti. Una vasta e ormai consolidata giurisprudenza nel corso degli anni ha visto nella maggior parte dei casi soccombere Comuni, soprintendenze o comitati (l’ultimo giorni fa a Citerna, in Alto Tevere) di fronte ai Tar, che da tempo equiparano questi impianti a opere di urbanizzazione primaria, compatibili con ogni destinazione urbanistica.

I vantaggi In generale le aziende chiedono ai Comuni di installare un’antenna in un’area ben definita, con margini molto limitati di “trattativa” in termini di localizzazione, quantificabili in qualche decina di metri, non certo chilometri. E questo è un elemento essenziale in particolare per le alte frequenze del 5G che, a differenza delle altre, hanno un raggio d’azione corto ma richiedono molta densità. Soluzioni come quelle di Colombella ovviamente presentano dei vantaggi per le imprese: scegliere un’area come il cimitero può presentare meno ostacoli sotto il profilo urbanistico e autorizzativo e comporta il pagamento al Comune di canoni irrisori, pari a 800 euro all’anno; molte migliaia di euro servirebbero invece se l’affitto andasse versato a un privato.
I limiti Scegliere un cimitero poi comporta anche il fatto che le persone sono esposte per minor tempo rispetto ad altri luoghi sensibili come scuole o uffici. Riguardo al caso di Citerna, dove l’antenna è vicina a un asilo, il Tar giorni fa ha sottolineato che, anche sulla scorta del parere positivo dell’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), i timori riguardo agli effetti sulla salute sono infondati. Dopo le ultime modifiche fatte nel 2024 a livello nazionale, che hanno innalzato il valore medio da 6 a 15 volt per metro come valore medio su 24 ore, i limiti italiani rimangono più restrittivi rispetto alla media europea, dove si oscilla dai 40 ai 60 volt per metro a seconda delle frequenze. Il Comune per ora ha installato dei sensori in alcune zone della città per misurare il campo elettromagnetico, con risultati di due volte inferiori ai limiti di legge.
