martedì 20 ottobre - Aggiornato alle 22:21

Perugia, la relazione dei tecnici sulla Carducci-Purgotti: vulnerabilità sismica alta nell’edificio più nuovo. I costi

Nel documento si parla di due strutture «carenti già prima degli eventi sismici recenti». Le cifre per la ricostruzione

Una classe (foto archivio)

di Daniele Bovi

Dei due corpi di fabbrica della Carducci-Purgotti di Perugia, la scuola media che l’amministrazione nei giorni scorsi ha deciso di demolire e ricostruire, è quello più nuovo a presentare un indice di rischio sismico ben più alto di quello più vecchio. Il dato emerge dalla relazione tecnica realizzata dagli uffici Edilizia scolastica e sport del Comune in cui si spiega perché Palazzo dei Priori ha deciso di buttare giù l’edificio danneggiato dal sisma del 26 ottobre: già dopo quella sera, prima dunque dell’ancora più violenta scossa del 30, con un’ordinanza è stata chiusa la scuola viste le lesioni. Di edifici in realtà in via Fonti Coperte ce ne sono due: uno è quello in muratura datato 1958, dichiarato inagibile, da 1.785 metri quadri mentre l’altro in cemento armato, costruito negli anni Settanta, non è oggetto dell’ordinanza firmata nelle settimane scorse dal sindaco Andrea Romizi. Per entrambi gli edifici viene detto che «è evidente come i due corpi di fabbrica risultassero carenti già prima degli eventi sismici recenti».

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La relazione Una situazione abbastanza comune per il patrimonio edilizio scolastico umbro e italiano nel complesso, fatto di edifici vecchi e spesso nati per ospitare altre attività, mentre la normativa antisismica che detta le regole per le nuove strutture è arrivata solo negli anni Ottanta. Le verifiche sismiche fatte nel 2009 a proposito della scuola perugina parlano di un «indice di rischio stato limite di salvaguardia della vita» è di 0,409 per l’edificio in muratura del 1958 (vulnerabilità media) e di 0,035 per quello in cemento armato degli anni Settanta (vulnerabilità alta). Tanto per intendersi, una struttura costruita oggi, compresa la futura Carducci-Purgotti, dovrà avere un indice pari a uno. Per quanto riguarda il primo, l’adeguamento sismico è da scartare dato che «sulla base dei calcoli e delle modulazioni eseguite, con un intervento che interessi tutti gli orizzontamenti, la maggior parte delle murature esistenti e le scale, si ottengono miglioramenti dell’ordine del 25-30 per cento della capacità globale di resistenza del fabbricato».

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Costi Complessivamente l’intervento necessario sarebbe «molto pesante e con un altissimo impatto anche sulle opere di finitura connesse». Per quanto riguarda la struttura degli anni Settanta, occorrerebbe un sistema di isolamento alla base per smorzare la forza del sisma, oneroso sia per quanto riguarda la costruzione che per la manutenzione periodica. Al netto delle considerazioni tecniche però «qualsiasi decisione non può prescindere dal dato di partenza», ovvero da quello 0,035 che è un dato estremamente basso. Oltre a ciò ci sono le motivazioni economiche: per adeguare il primo edificio servirebbero 307 euro a metro cubo, cioè 2,740 milioni di euro mentre per il secondo 335, ovvero 1,466 milioni di euro; totale 4,2 milioni contro i 3,951 stimati per un edificio completamente nuovo da oltre 2.600 metri quadri, capace di accogliere 4 sezioni, 12 classi e 300 studenti circa.

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I punti di forza A questa cifra vanno aggiunti i 600 mila euro stimati per la demolizione, ma entrambe le cifre verranno coperte dai fondi per la ricostruzione e sul progetto, del quale si occuperà la Protezione civile, servirà anche l’ok della Soprintendenza dato che l’area è sottoposta a vincolo paesaggistico. Demolire e ricostruire dunque presenta secondo il Comune è la soluzione migliore, anche se in un primo momento l’ipotesi dell’adeguamento è stata presa in considerazione tanto che con una determina dirigenziale datata 16 novembre, era stato approvato un progetto di fattibilità tecnica ed economica da tre milioni di euro. Poi le cose sono cambiate dato che è intervenuto il Governo, attraverso il commissario straordinario per la ricostruzione, che ha messo in campo a gennaio un programma ad hoc per le scuole delle aree terremotate. Demolire e ricostruire permette di raggiungere una migliore sicurezza antisismica, evita il problema e i costi della manutenzione degli isolatori antisismici, migliora la fruibilità degli spazi e l’efficienza energetica e comporta tempi di realizzazione più brevi.

Twitter @DanieleBovi

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