di Iv. Por.
Premessa: un singolo videopoker può rendere a un piccolo esercente anche mille euro al mese (in luoghi ad alta frequentazione anche il doppio), puliti, già tolte le tasse. Mille euro che significano diecimila euro presi dalle tasche dei giocatori (di cui circa ottomila tornano in vincite e il resto va allo Stato). Si può capire bene cosa significhi rinunciarvi. Ma c’è chi lo fa.
Il bar Sant’Erminio Lentamente, ma aumentano i bar che rinunciano alle slot e ai facili guadagni per scelta etica. Libera ne fa una mappa che si arricchisce di settimana in settimana e vi organizza i “Tè senza slot”. Una scelta etica è stata quella del bar Sant’Erminio in via Eugubina 48, gestito da due fratelli: Elisa e Andrea Cecchetti. Del loro caso ha parlato il Tg2, ma anche il settimanale cattolico La Voce.
Complici della rovina «A fine mese quel guadagno fa comodo a tutti ma anche quel guadagno ha un prezzo – spiega Elisa – quello di rendersi complici della rovina delle persone. Non è un minorenne che uno lo può allontanare, è una persona adulta e libera di scegliere e a noi non piaceva questa cosa». «Le slot portavano microcriminalità – aggiunge Andrea – c’erano problemi di sicurezza personali, quindi lavoravi sempre con l’ansia».
Dal vuoto all’idea Tolte le slot per sei mesi il bar si è improvvisamente svuotato, con tante preoccupazioni per il futuro. Ma da qui l’idea: «Spazio creativo, tanto non c’era nessuno», sorride Andrea. Così si pensa al doposcuola: sono stati arruolati insegnanti in pensione, ma non solo. «Chiunque ha qualcosa da insegnare è benvenuto». E’ il caso di medici, volontari Avis, giovani artisti. Da bar con le slot a “oratorio laico”.
Il guadagno più grande «Il doposcuola – chiarisce Elisa – nasce dalle richieste delle famiglie che vengono dalla Siria, dalla Libia per aiutare i loro bambini a imparare l’italiano quindi li si aiuta stando insieme. I guadagni? Non si guadagna né di più né di meno ma si sta bene, è il guadagno più grande».
