Una parte dell'antico acquedotto

di Daniele Bovi

Garantire la sopravvivenza delle parti che versano in condizioni di estremo degrado, individuare quelle a oggi ancora interrate o avvolte da una fitta vegetazione, sistemare tutti i sentieri e i percorsi realizzandone anche di nuovi e non solo. Sono questi alcuni degli obiettivi del patto di collaborazione che il Comune di Perugia stipulerà insieme alle associazioni e ai privati che hanno deciso di prendersi cura dell’acquedotto medievale. La proposta è stata presentata dal Circolo Ponte D’Oddi, dall’associazione per il Parco del Rio e del Bulagaio, dalla Deputazione di storia patria per l’Umbria, da Vivi il Borgo, dall’associazione culturale Monti del Tizio, dalla sezione perugina del Cai e da alcuni privati, ovvero Cesare Barbanera, Cinzia Colognola, l’ex assessore Fabio Maria Ciuffini e altri ancora.

ACQUEDOTTO MEDIEVALE, RITROVATI CINQUE PILONI E DUE ARCHI

Pessime condizioni Proprio l’ingegner Ciuffini, nelle scorse ore, in un articolo su Passaggi Magazine ha dato conto del ritrovamento di cinque piloni e due archi in una zona di Ponte D’Oddi completamente invasa dalla vegetazione. Più volte Ciuffini e altri hanno fatto notare le condizioni di estremo degrado in cui versa quella che è stata per secoli una delle opere più importanti per la città, in grado di portare l’acqua dal monte Pacciano alla Fontana Maggiore. Un acquedotto costruito nel XIII secolo per approvvigionare di acqua una Perugia che allora stava conoscendo una forte espansione edilizia e demografica. Oggi, però, l’acquedotto medievale è in pessime condizioni tra vegetazione infestante che ne ha avvolto intere parti, lesioni, distacchi, malta ormai ridotta al minimo, inquinamento, infiltrazioni, disassamenti e così via.

LA CITTÀ DELLA DOMENICA FESTEGGIA 60 ANNI

Ridare importanza La proposta presentata al Comune mira a ridare all’acquedotto e alla sua storia l’importanza che meritano. L’obiettivo primario è quello di effettuare una ricognizione archeologica e poi di restaurare «tutte le opere acquedottali rico­nosciute e da riconoscere ancora – è scritto nel documento – per renderle accessibili e culturalmente fruibili con vari accorgimenti progettuali, unitamente ai tracciati dell’acquedotto medievale fuori le mura cittadine nella loro interezza, inclusi i tratti in sotter­raneo e quelli inseriti nel tessuto urbano, oltre alla creazione di una mostra permanente che illustri le caratteristi­ che tecniche salienti dell’antico acquedotto e la sua storia».

I lavori In una prima fase sarà svolta un’indagine sulla proprietà dei diversi manufatti e delle aree interessate, andando anche a verificare alcune delle componenti ancora in uso; poi tutta i documenti a oggi noti saranno raccolti per creare un centro di documentazione; infine, sistemazione della viabilità esistente e creazione di nuovi sentieri, compresa la loro messa in sicurezza, così da rendere i tracciati accessibili. In prospettiva, si parla di un percorso ciclopedonale in grado di collegare monte Pacciano e Perugia. Insomma, una vera e propria valorizzazione per la quale serviranno risorse. Il Comune da parte sua si impegnerà, oltre a ottenere tutte le necessarie autorizzazioni, a mettere nero su bianco un progetto di fattibilità e a reperire le risorse attraverso bandi pubblici. Un patto che, quando firmato, rappresenterà una prima pietra sulla quale costruire il futuro dell’antico acquedotto.

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