di Ma. Gi. Pen.
Terni è in pieno inverno demografico: residenti sotto i 106 mila e saldo demografico negativo. Lo conferma il controllo di gestione 2025 del Comune che fotografa in modo chiaro la «preoccupante» situazione da imputare principalmente al saldo negativo tra nascite e morti.
Al primo gennaio 2026 i residenti a Terni ammontano a 105.894 (dato provvisorio Istat comprensivo) «a causa di un saldo demografico negativo rispetto all’anno precedente -416, pari al 3,9 per mille. Una diminuzione consistente e maggiore rispetto a quella degli ultimi anni. Maggiore anche del dato provinciale pari a 3 per mille», spiega il documento di Palazzo Spada.

«Come ormai consueto da diversi anni – si legge ancora nel controllo di gestione – il calo della popolazione è dovuto principalmente al saldo negativo tra nascite e morti (-878). I nati sono stati 558 in diminuzione del 4% rispetto a quelli del 2024, con una flessione superiore a quelle registrate negli ultimi anni e anche a quella registrata nella provincia a conferma di una tendenza ormai stabile. Un nuovo record negativo di nati che, se confrontato con gli ultimi anni, mostra ancora di più tutta la sua drammaticità: nel 2000 i nati furono 851, e ora quella generazione è in piena età feconda; nel 2010 si è raggiunto il boom di nati del nuovo secolo 947, e poi la discesa è stata repentina e inesorabile». Il contributo della popolazione straniera residente alle nascite è maggiore rispetto a quello della componente italiana: «I nati stranieri sono stati 118 pari ad oltre il 21% delle nascite».

Il numero dei morti invece è rimasto abbastanza stabile e «in questo caso l’incidenza della componente straniera è irrilevante visto che è di gran lunga mediamente più giovane di quella italiana». «In base alle previsioni demografiche Istat, a meno di fattori esogeni imprevedibili, i nati nel 2044 saranno 456 e con un’alta percentuale di stranieri».
A determinare questo preoccupante calo delle nascite, spiega ancora l’Ente nel documento, a Terni come nel resto della regione e dell’Italia, contribuiscono un insieme di diversi fattori che solo in parte derivano da cause prettamente demografiche. «La principale è un effetto a lungo raggio del calo della natalità iniziato già negli anni novanta: sono nate meno bambine e di conseguenza ovviamente è diminuito il valore assoluto delle donne in età fertile. A ciò si aggiungono varie dinamiche sociali quali la minor propensione a fare figli, e la tendenza a spostare sempre più in avanti il momento di programmare la maternità (restringendo in questo modo l’intervallo riproduttivo) come conferma il valore dell’età media al parto costantemente in crescita a Terni, attualmente pari a oltre 33 anni per le madri italiane e 30 per le straniere. Ogni anno si svuota il contingente di donne in età riproduttiva: quest’anno, come effetto della diminuzione costante nel tempo del numero delle nascite, rispetto a quindici anni fa ci sono quasi 6 mila “potenziali mamme in meno” e di pari passo diminuiscono costantemente le bambine dai zero ai 15 anni ovvero quelle che entreranno in età riproduttiva nei prossimi anni».
