di Daniele Bovi
Non più occupazione, o almeno non per il momento, bensì una manifestazione da tenere nei prossimi giorni. Erano circa 400 gli studenti del liceo Galilei di Perugia che sabato mattina, giorno di chiusura della scuola, hanno partecipato a un’assemblea indetta all’anfiteatro del parco Santa Margherita. All’ordine del giorno un solo punto: il commissariamento dell’istituto, uno dei più prestigiosi dell’Umbria, dopo la mancata approvazione da parte del consiglio di istituto (a larghissima maggioranza) del piano annuale redatto dalla preside Nivella Falaschi. Un ko subito comunicato alla dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Sabrina Boarelli, che a breve farà arrivare un commissario al Galilei, il quale si occuperà solo dell’approvazione del piano, senza incidere sulla didattica.
Oltre 400 studenti L’assemblea nel complesso è stata caratterizzata da toni pacati e da un dibattito civile, senza eccessi. Molti degli studenti che si sono alternati al microfono su una cosa però sono concordi, ovvero sul giudicare Falaschi «inadeguata», con la conseguente richiesta dell’arrivo di un nuovo vertice della scuola. Bocciato, come già fatto nel volantino distribuito nelle classi nei giorni scorsi, anche l’uso dei contributi di iscrizione volontari versati dai genitori per ampliare l’offerta formativa (in particolare i 35 mila euro sui quali si è acceso lo scontro), che la preside vorrebbe usare per l’attuale anno scolastico e non per il prossimo, come invece vorrebbero molti genitori e studenti. Il caso dei fondi però si inserisce in un quadro più ampio, fatto di rapporti ormai tesi tra Falaschi e le varie componenti scolastiche.
PERCHÉ LA SCUOLA VIENE COMMISSARIATA
Incontri e proteste Per lunedì è previsto un incontro al provveditorato tra la dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Simona Boarelli e i genitori, mentre giovedì la preside si è seduta intorno a un tavolo con i rappresentanti di classe i quali, secondo quanto riferito sabato, sono stati tutt’altro che convinti dalle ragioni di Falaschi. Buona parte del dibattito durante l’assemblea è dunque ruotato intorno al tipo di protesta al quale dare vita: occupazione, come ipotizzato nei giorni scorsi, o una manifestazione? Alla fine a passare è la seconda opzione, anche perché molti dei ragazzi hanno parlato dei possibili rischi (denunce) connessi alla prima. Un giorno preciso non è stato fissato ma in ballo ci sono due date, quelle del 27 e 28 febbraio, anche se qualcosa di più preciso lo si saprà solo nei prossimi giorni. Quel che è chiaro, però, è che qualunque sarà la forma di protesta scelta, gli studenti chiedono partecipazione in massa e coinvolgimento.
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