L’ormai ultradecennale storia del contenzioso milionario tra l’ospedale di Perugia e il Venezuela si arricchisce di una nuova puntata. Nelle scorse ore i vertici del Santa Maria della Misericordia hanno infatti affidato a un nuovo legale, l’avvocato Paolo Stolzi del Foro di Firenze, l’incarico di provare a recuperare i quasi 2,3 milioni di euro dovuti al Santa Maria per i pazienti venezuelani, soprattutto bambini, curati a Perugia tra il 2018 e il 2022.
Le somme In particolare, il credito ammonta a 2.267.817,24 euro, relativi a fatture rimaste insolute per prestazioni di alta specializzazione, comprese quelle di oncologia, ematologia e trapianto di cellule staminali. Un credito svalutato sul piano contabile, ma non ancora cancellato. Per il nuovo incarico all’avvocato fiorentino è stato approvato un preventivo complessivo di quasi 36mila euro. Quello precedente infatti, affidato anni fa a un legale milanese, è stato revocato in estate dal Santa Maria dopo che il professionista, dopo i ripetuti tentativi stragiudiziali e le interlocuzioni con le autorità diplomatiche, ha ritenuto più che fondata la possibilità che il credito fosse destinato a diventare una perdita. Per l’ospedale però c’è ancora qualche possibilità.
La vicenda Tutto parte da un programma di cooperazione sanitaria internazionale avviato tra i governi di Italia e Venezuela nel 2010 e sviluppatosi, negli anni, attraverso accordi con diverse strutture sanitarie italiane. A Perugia, in particolare, il rapporto prevedeva l’assistenza a pazienti venezuelani affetti da patologie onco-ematologiche e sottoposti, in alcuni casi, a trapianto di cellule staminali. Il programma coinvolgeva la Fundación para el trasplante de médula òsea e, per la parte italiana la Atmo, l’Associazione per il Trapianto di Midollo Osseo. Il primo protocollo specifico per l’Umbria fu sottoscritto nel 2014 tra Regione, Azienda ospedaliera e soggetti venezuelani; due anni dopo arrivò il rinnovo dell’accordo tra Azienda ospedaliera, Atmo e la società petrolifera statale venezuelana Pdvsa che avrebbe dovuto farsi carico dei costi. Il sistema prevedeva che le prestazioni sanitarie fossero fatturate dall’ospedale e pagate nell’ambito del programma di cooperazione e per alcuni anni il meccanismo ha funzionato, dato che nel capoluogo umbro sono state curate alcune decine di pazienti.
Niente pagamenti Nel 2018 però arriva il problema dei mancati pagamenti tanto che, l’anno dopo, partono i primi solleciti. Nel frattempo – purtroppo per i tanti pazienti in attesa di cure – il programma nazionale entra in difficoltà, anche per la crisi economica venezuelana e per le difficoltà nei trasferimenti finanziari internazionali legate alle dure sanzioni a cui il Paese sudamericano è stato sottoposto. E così, nel 2019, il debito complessivo nei confronti degli ospedali italiani coinvolti nel programma avveva già superato gli 8,6 milioni di euro. Nel 2023 fa la Atmo, la onlus con sede a Lucca che un anno prima si era cancellata dal registro delle imprese, per bocca della ex direttrice Enrica Giavatto ha sostenuto che il problema fosse riconducibile soprattutto all’interruzione dei finanziamenti da parte di Pdvsa. La onlus, come emerso nel corso degli anni, è poi risultata priva di beni o crediti aggredibili.
