di Maurizio Troccoli
Via alle unioni pastorali a Perugia. Ogni parrocchia sarà accorpata ad altre «omogenee», ovvero più parrocchie messe insieme costituiranno l’unione pastorale che avrà un moderatore e si arricchirà di figure e risorse umane, e non solo, provenienti da quelle limitrofe. E’ stato avviato quindi il percorso di riforma della chiesa sui territori che ridisegna i confini delle parrocchie, ma anche il suo funzionamento.
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Ci saranno meno celebrazioni eucaristiche cercando di concentrarle in unici appuntamenti, in un solo luogo, così da pensarle per una partecipazione più estesa. Sarà chiesto ai fedeli di orientare il senso di comunità ad una visione più ampia, lontana dalle abitudini del passato e predisposta ad una idea rinnovata di chiesa che si apre al cambiamento. E poi il senso di comunione che si coniuga con la missione di condividere risorse umane, capacità organizzativa, risorse materiali e occasioni di incontro e di preghiera, nell’ottica di una comunità nuova, vivace, dinamica e disponibile al cambiamento. Questo con un estremo sforzo di sintesi è il disegno della nuova chiesa nei territori attraverso le up. Razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse? Bisogno di rivedere l’organizzazione delle attività liturgiche, evangeliche, missionarie, legate all’animazione parrocchiale in funzione della disponibilità di sacerdoti e laici? Probabilmente si, ma la chiesa tiene a precisare che il progetto delle Up risponde in particolar modo ad dovere di rispondere adeguatamente ai cambiamenti soraggiunti non soltanto dal punto di vista sociale. Ma vediamo i particolari.
Cos’è «L’Unità pastorale – è scritto in una nota della diocesi – è uno spazio che va oltre i confini delle singole parrocchie: è un territorio più ampio, con una omogenea configurazione sociologica, culturale, religiosa, dove è possibile interpretare la complessità delle situazioni e dei bisogni, per svolgere un’adeguata azione pastorale, che tenga conto anche dei profondi mutamenti che hanno segnato l’inizio del nuovo millennio».
Il percorso Disegnata la traettoria bisogna ora afrontare il percorso più complicato ovvero quello di rendere attuabile la nuova geografia che poi è anche la nuova storia della cheisa nei territori, a partire dai convincimenti e dalle tradizioni ed abitudini dei fedeli, puntando però a superare le resistenze e a mettere in comunione risorse e potenzialità per una idea di chiesa più allargata e meno richiusa nelle dinamiche interne alle piccole comunità. «Nella nostra Chiesa locale – ancora la nota – i prossimi anni saranno dunque decisivi per far crescere il livello della riflessione pastorale e individuare prassi efficaci. Questo Direttorio pastorale è un punto di partenza, più che un punto di arrivo. L’esperienza e la riflessione dei pastori e dei fedeli daranno un prezioso contributo al prosieguo del cammino».
Ma cosa cambia nelle parrocchie? «Un nuovo stile – dice la diocesi – di fare pastorale: lo stile della comunione, capace di comporre in armonia una pluralità di esperienze e di situazioni, di doni e ministeri come preti, religiosi e laici, parrocchie e aggregazioni laicali, pastorale ordinaria e tensione missionaria; la presenza di nuove figure ministeriali: una ministerialità laicale che non supplisce i ministri ordinati, ma esprime la molteplicità dei doni che il Signore offre e la varietà dei servizi di cui la chiesa ha bisogno: catechisti, animatori, ministri straordinari della comunione eucaristica, operatori della carità, amministratori; un modo nuovo di esercitare il ministero presbiterale, nella consapevolezza della natura collegiale del ministero e del costitutivo legame con il vescovo e la chiesa locale; un più razionale servizio liturgico: dopo attenta riflessione, in ogni UP si dovrà ridurre il numero complessivo delle Celebrazioni Eucaristiche, distanziandole adeguatamente, educando i fedeli a partecipare laddove si può riunire una consistente comunità. In questa prospettiva, alcune ricorrenze importanti (su tutte il triduo pasquale) verranno celebrate insieme in un unico luogo».
Cosa è chiesto alle parrocchie per attuare il Direttorio? La diocesi risponde che in primo luogo viene richiesta «la disponibilità al cambiamento: comprendendo la portata ‘storica’ della scelta di vivere sul territorio come up, sarà necessaria una buona dose di fiducia, pazienza e impegno, senza attaccamenti acritici ed anacronistici al passato; un senso forte di appartenenza alla chiesa locale: il riconoscersi in linee pastorali comuni, renderà possibile a diversi soggetti ecclesiali di collaborare su di un medesimo territorio; una maggiore corresponsabilità del laicato, da promuovere attraverso una seria formazione missionaria, la valorizzazione degli organismi di partecipazione (consigli) ed il superamento di una visione subalterna; una più convinta attenzione al territorio come necessario riferimento antropologico per la proposta di un Vangelo incarnato nella trama di relazioni e di eventi che segnano la vita delle persone e delle famiglie».
Come procederà l’attuazione del Direttorio? «Il documento – è scritto nella nota diramata dalla Diocesi – ha già indicato per ciascuna UP il territorio di competenza, le comunità parrocchiali che le verranno a comporre e il sacerdote moderatore. I seguenti passaggi segneranno altrettante tappe per la progressiva attuazione delle indicazioni del Direttorio:
· assemblee di tutte le UP entro il mese di giugno 2012: il parroco moderatore di ogni UP convocherà i Consigli Pastorali e i Consigli per gli Affari economici di tutte le parrocchie, insieme agli operatori pastorali, per la presentazione del Direttorio pastorale, la definizione del cammino da percorrere e dei relativi tempi di attuazione; costituzione dei Consigli Pastorali interparrocchiali entro il 2012: sarà composto da rappresentanti di tutte le parrocchie, secondo le indicazioni già fornite dal Sinodo; progettazione della pastorale unitaria (2012-2013), a partire da un’attenta analisi del territorio e della “storia pastorale” di ciascuna delle comunità unite. Particolare attenzione andrà prestata ai percorsi di formazione degli operatori pastorali e ai principali settori della vita ecclesiale: catechesi dell’iniziazione cristiana, dei giovani e degli adulti; pastorale sacramentale e liturgica; attività per giovani, famiglie e adulti; iniziative missionarie e di pastorale d’ambiente; comunicazioni sociali. Gli uffici diocesani si presteranno ad accompagnare la riflessione e l’azione delle UP, fornendo consulenza e sussidiazione adeguate, e rivedendo la propria organizzazione in modo da offrire servizi e tenere i collegamenti con le nuove UP; procedimenti di unificazione e di revisione dei confini parrocchiali. Gli uffici competenti della Curia, in accordo con i Vicari episcopali e i parroci interessati, provvederanno successivamente all’attuazione dei provvedimenti di unificazione delle piccolissime parrocchie indicate nel Direttorio, al trasferimento dei relativi patrimoni agli enti destinatari (parrocchie o diocesi) e alle procedure per la variazione dei confini previste nel Direttorio».
La visita pastorale «Dall’anno pastorale 2013-2014 – fa sapere la chiesa perugina – avrà inizio la visita pastorale, che procederà per UP e avrà l’obiettivo di verificare il percorso intrapreso, incontrare le realtà pastorali unitarie più significative e dare indicazioni autorevoli sui passi ancora da compiere».

