
di Fabrizio Troccoli e Ivano Porfiri
Ha difeso il suo pollaio a costo di rimetterci il becco, Ottorino. Con quel gesto eroico affrontando la volpe, l’oca maschio ha iniziato un lungo calvario cui ha posto fine un veterinario di Spoleto, che ha creato per lui un becco «bionico» in rame. Ora Ottorino ha riconquistato il posto perduto nell’aia e la sua storia potrebbe diventare un film della Walt Disney. Proprietaria dell’oca Ottorino è Paola Bartolini di Montevarchi.
L’aggressione Ottorino è la prima oca al mondo a cui è stato sostituito il becco con una protesi in rame. Tutto è nato quando Ottorino è rimasto vittima di un’aggressione da parte di una volpe che è entrata nel suo pollaio. Per difendere le galline, Ottorino si è scagliato contro la volpe, pagando con il proprio becco. Come è possibile vedere nelle foto di Umbria24 l’animale era rimasto pesantemente menomato: aveva difficoltà a nutrirsi e aveva perfino perso il rispetto all’interno dell’aia subendo il predominio del gallo.
Il veterinario umbro In soccorso di Ottorino, che vive in una fattoria di Montevarchi, è venuto Alberto Briganti, un brillante veterinario umbro che si muove tra la sua Spoleto e lo studio veterinario di San Giovanni Valdarno. «La storia di Ottorino – spiega – fa capire come i soggetti affetti da patologia invalidanti, in particolar modo i protesici, nel mondo umano come in quello animale, reagiscano molto meglio e più velocemente, ai traumi».
Ottorino ed Esmeralda Briganti ha inventato e sperimentato su Ottorino il primo esemplare di protesi per il becco d’oca in rame. Lo stesso intervento è stato poi realizzato su un’altra oca con lo stesso problema, Esmeralda. Entrambi hanno confermato l’assunto del dottore veterinario. Se, infatti, con il becco amputato le oche si sottomettevano all’impeto del gallo, immediatamente dopo hanno ripreso tutta la loro autorevolezza. «Fin dal giorno successivo all’impianto – afferma Briganti – sono tornate fra l’altro a nutrirsi regolarmente». Fra l’altro, l’operazione ha salvato le due oche dal destino che normalmente le sarebbe stato riservato: finire in forno dopo la macellazione.
La fiaba di Copperbeak La storia di Ottorino ed Esmeralda, infatti, è già diventata a suo modo emblematica, tanto che intorno a loro sta nascendo un marchio: Copperbeak. «Questo animale – dice Briganti – che in Italia è riconosciuto come animale da pollame alla stregua di altri ovini, in molti paesi, non soltanto d’Europa, assume una valenza culturale che va ben al di la del concetto di puro animale da destinare alla tavola. Anche per questo una simile iniziativa intercetta una certa curiosità». Copperbeak è già un marchio che ha dato vita ad una fiaba contro la discriminazione della diversità: nella trama emerge la fierezza dei piccoli d’oca per avere due genitori dal becco di rame, e punta a ispirare un film, magari, perché no, della Walt Disney o anche a diventare mascotte delle Paraolimpiadi. I proventi del progetto Copperbeak saranno destinati ad una fondazione per la cura e il recupero di animali in difficoltà.
