di M.R.
Ebbene sì, lo studio Binini sulle aree idonee alla realizzazione del nuovo ospedale di Terni, così come illustrato dal consulente dell’ufficio emiliano, è in contraddizione con quanto elaborato nel febbraio 2024 da tecnici interni alla Regione Umbria. Questi ultimi hanni stimato che ristrutturare e ampliare l’attuale ospedale di Colle Obito sia l’alternativa economicamente più vantaggiosa. Dallo studio Binini, alla presentazione in sede Arpa, l’indicazione è di tutt’altro avviso: «Ristrutturare costa più che edificare ex novo». Ma su quali basi tecniche? Se lo chiedono i rappresentanti del comitato a difesa del Santa Maria che nella loro elaborazione, avevano sposato proprio l’idea di ristrutturare e ampliare il nosocomio esistente.
Martedì mattina, in conferenza stampa a Palazzo Spada, per il Comitato, Federico Di Bartolo e Gianni Giovannini, hanno manifestato con veemenza tutte le perplessità del caso. In prima battuta, quello che si mette in evidenza è la genesi dell’ipotesi di realizzare un nuovo ospedale, concepita da privati che proponevano project-financing, poi bocciato, successivamente diventata terreno di scontro-incontro politico. «Un’ambigua trasversalità anima l’attuale dibattito, che oltretutto tende a fermarsi esclusivamente ai muri e al mattone, con tutti gli interessi che questo porta cin sé, senza che nessuno entri nel merito delle funzionalità, delle prestazioni, dell’organizzazione dell’ospedale nel suo complesso. E oltretutto non si lascia spazio al confronto – sottolinea Di Bartolo -. All’amministrazione spetta certamente la responsabilità di decidere, ma qui c’è totale assenza di trasparenza. Pretendiamo chiarezza, anche e soprattutto sulle risorse, perché non è pensabile un indebitamento che per l’edilizia comprometta le prestazioni assistenziali, né ipotizzabile un ospedale che si va depotenziando per effetto del nuovo Narni-Amelia». Nella lunga esposizione in sala consiliare, il comitato ha illustrato anche esempi di ampliamento di altri ospedali progettati proprio dallo stesso studio Binini.
Ad ogni modo, quello su cui maggiormente il comitato insiste sono i costi: «Per la realizzazione di un nuovo ospedale sono stati indicati dalla Presidente della Regione in 600 milioni. La stessa Presidente ha indicato la copertura della spesa attraverso tre canali: 280 milioni da prestito Inail, 73 milioni a fondo perduto da accantonamenti già esistenti, per il resto (allo stato attuale 247 milioni) con il ricorso a finanziamento della Cassa Depositi e Prestiti. Tale piano evidenzia la necessità di un ricorso ad un finanziamento complessivo di 527 milioni. Tale finanziamento ad un tasso del 3,50% comporterebbe per 30 anni oltre 28 milioni di euro per ciascun anno, mentre per 20 anni la rata lieviterebbe a più di 37 milioni l’anno. Il bilancio dell’azienda ospedaliera di Terni nel 2024 riporta circa 218 milioni di euro in entrata ed altrettanti in uscita. La rata di rimborso di un finanziamento come sopra stimato in 28 o 37 milioni andrebbe a ridurre di pari importo le risorse negli anni futuri, con la inevitabile conseguenza di diminuire le spese per l’assistenza. Avremmo un fabbricato nuovo, ma prestazioni ridotte con un peggioramento nell’assistenza ai cittadini, rispetto alla situazione attuale. Tutto ciò a beneficio della rendita finanziaria a favore di chi presterà i 600 milioni». E accanto a questo ci sarebbe pure da stimare l’impatto di uno svuotamento di Colle Obito, il suo eventuale riutilizzo, nonché considerare i costi degli espropri, non valutati minimamente in questa fase di individuazione delle aree. Gli aspetti da approfondire insomma sono tanti. Chi sostiene che il Santa Maria non sia da buttare, vuole vederci chiaro fino in fondo.
