di C.F.

L’avvio dell’iter «per ottenere la deroga alla riapertura del Punto nascita di Spoleto è solo un alibi, una via d’uscita». Così sabato mattina i quattro comitati (City forum, Salute pubblica, Emergenza sanitaria Spoleto e Valnerina, coordinamento per la pace, i diritti e l’ambiente) tornati a protestare tra la palazzina Micheli e lo stesso nosocomio contro «le promesse elettorali non mantenute dalla presidente Stefania Proietti, che a Spoleto ha preso molti voti sul tema della sanità». Nel mirino è finita ancora «la mancata revoca della delibera con cui la precedente amministrazione regionale ha istituito il Terzo polo Foligno-Spoleto» e, più in generale, «il mancato, seppur promesso, ripristino dei reparti chiusi nell’ottobre 2020», quando il San Matteo degli Infermi è stato convertito in presidio per la cura del Covid-19.

Queste sostanzialmente le istanze arrivate dal centinaio di persone che hanno riposto alla chiamata dei quattro comitati, tutti determinati a proseguire la battaglia «vitale» in difesa dell’ospedale di Spoleto. Contestata l’assenza del sindaco Andrea Sisti, ma anche dei suoi assessori e dei consiglieri di maggioranza, così come non è piaciuta la tempistica con cui la Regione ha comunicato, alla vigilia della manifestazione, l’avvio dell’iter per arrivare alla riapertura in deroga del Punto nascita di Spoleto, cioè della struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia.

Ma oltre al metodo al centro della contestazione c’è il merito. Sì, perché tutti, da Aurelio Fabiani all’ex sindaco Umberto De Augustinis, hanno ricordato come il parere che la Regione intende chiedere al ministero della Salute non sia vincolante e che se Palazzo Donini intendesse davvero riaprire il Punto nascita di Spoleto, considerato anche una garanzia per la tenuta dell’emergenza urgenza del San Matteo degli Infermi, sulla carta un Dea di Primo livello, potrebbe farlo autonomamente.

Puntuale, sulla questione, l’anestesista ormai in pensione Enzo Ercolani, quando ha ricordato come «il Comitato percorso nascita regionale non abbia ancora espresso il proprio parere sulla riapertura del Punto nascita di Spoleto, semplicemente perché quell’organismo non esiste e va ricostituito a seguito del pensionamento di molti medici che ne facevano parte». Lo stesso Ercolani ha poi voluto sottolineare come «al di là del Punto nascita, la cittadinanza ha invano atteso un segnale dalla Regione, che poteva benissimo riattivare la Pediatria, che a Spoleto abbiamo avuto fino all’ottobre 2020 e che è prevista dal regolamento per i Dea di Primo livello, ma non lo ha fatto, nonostante anche quel reparto sia fondamentale per la popolazione di Spoleto e Valnerina». 

A dire che l’avvio dell’iter per la deroga al Punto nascita «non cambia nulla» è stato Leonello Spitella portavoce del City forum, secondo cui Proietti sta procedendo così «perché cerca garanzie per una decisione che la Regione può prendere in autonomia». Spitella, poi, contesta anche «il mancato annullamento delle delibere della giunta Tesei sul Terzo polo, contro cui noi abbiamo protestato e proseguiremo finché non ci sarà la revoca, perché, anche se Proietti dice che il Piano sanitario supererà il Terzo polo, quel progetto è vigente e determina la realtà attuale».

A definire l’iter per la deroga al Punto nascita di Spoleto «un alibi, una via d’uscita per futuri scenari, cioè per non riaprire quel reparto né gli altri chiusi del 2020» è stato Aurelio Fabiani del Comitato di strada per la salute pubblica, che ha quindi annunciato: «Torneremo a protestare sotto palazzo Cesaroni (sede del consiglio regionale, ndr) per dare una sonora svegliata a Proietti». De Augustinis, dal canto suo, ha ricordato «gli impegni formali presi dall’attuale amministrazione regionale, che voleva voltare pagina rispetto alla precedente, ripristinando tutti i servizi di emergenza urgenza dell’ospedale, compreso il Punto nascita, ma ancora non l’ha fatto».


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