di Chia.Fa.
«Il Comitato percorso nascita regionale (Cpnr) ha deciso di non esprimere un parere sulla riattivazione del Punto nascita di Spoleto». Dopo una serie di indiscrezioni circolate nella tarda mattinata di mercoledì, è il Partito democratico a rompere il silenzio sull’esito della seconda seduta dell’organismo. La scelta di non decidere viene confermata poi anche da altre fonti.
Sul tavolo di ginecologi, pediatri e anestesisti, ma anche ostetriche e infermieri, c’era la relazione predisposta dal direttore generale della Usl 2, Roberto Noto, per la richiesta di riapertura in deroga del Punto nascita di Spoleto con l’impegno ad assumere gli specialisti necessari entro 90 giorni dall’eventuale deroga del ministero della Salute. Con “l’astensione” del Comitato, dunque, la palla torna nelle mani della presidente Stefania Proietti e quindi della politica.
A lei, ha reso noto il M5s sempre nelle ultime ore, è stata recapitata una lettera delle «società scientifiche pediatriche e neonatologiche, in cui si richiamano gli standard nazionali fissati dall’accordo Stato-Regioni del 2010, che prevedono un minimo di 500 parti annui, con target ottimale di mille parti l’anno». In questo quadro il M5s scrive di «confidare nella presidente Proietti e nella sua capacità di valutare con equilibrio tutte le esigenze del territorio umbro, tra cui quello di Spoleto e Valnerina, nella stesura del prossimo Piano socio sanitario».
Stando a quanto ufficialmente comunicato dal Pd, che ha seguito da vicino i lavori, perché nell’organismo siede l’anestesista e presidente del consiglio comunale Marco Trippetti, il Comitato percorso nascita regionale ha di fatto dribblato il parere sul Punto nascita di Spoleto, rinviando «al Piano socio sanitario la programmazione e alla definizione della rete materno-infantile regionale» e «questo nonostante i solidi presupposti tecnici e la dettagliata relazione presentata dal dg Noto» su cui «si è espresso favorevolmente il dottor Marco Trippetti», è scritto nella nota del Pd. Il primo snodo del percorso a ostacoli per la promessa riapertura del Punto nascita di Spoleto, dunque, si conclude con un nulla di fatto, che è però particolarmente pesante.
Il Pd, in questo quadro, prova anche a chiarire la propria posizione sul ripristino del Punto nascita di Spoleto, sottolineando, di fatto, che «in Umbria sono presenti sette ospedali sede di Dea (cinque di primo livello e due di secondo livello), ma soltanto Spoleto (che è un Dea di primo livello) non ha il Punto nascita dall’ottobre 2020, quando è stato scelleratamente chiuso dalla giunta Tesei per convertire l’ospedale in struttura Covid». In questo quadro, i democratici, che a Spoleto sono guidati dal segretario e consigliere regionale Stefano Lisci, sostengono che «riattivare il Punto nascita di Spoleto significherebbe innanzitutto sanare un’asimmetria che penalizza fortemente questo territorio, ristabilendo i principi di equità e corretta assegnazione delle risorse: sarà ora il Pd spoletino – è scritto in una nota – a battersi in ogni sede per la pari dignità degli ospedali sede di Dea, attraverso scelte basate sui principi di sicurezza, ottimizzazione delle risorse e corretta distribuzione sul territorio regionale, tenendo conto delle rispettive caratteristiche».
A parlare è anche il M5s. A fronte del documento che le «società scientifiche pediatriche e neonatologiche» hanno recapitato a Porietti, il gruppo di maggioranza in consiglio comunale, ma anche in assemblea legislativa, sottolinea che «la normativa nazionale prevede espressamente la possibilità di deroghe per Punti nascita in aree montane o disagiate con difficoltà di trasporto e distanza da altri presidi», tant’è che «in Umbria e in tutta Italia esistono numerosi punti nascita attivi in deroga proprio per queste motivazioni geografiche e logistiche». Quindi la provocazione del M5s secondo cui, «applicando rigidamente la logica della lettera, senza considerare le specificità territoriali, in Umbria dovrebbero rimanere aperti solo i punti nascita di Perugia e Terni chiudendo tutti gli altri», perché nessun altro nel 2025, è il ragionamento, ha raggiunto i mille parti, anche se Foligno ha abbondantemente superato i 500, attestandosi a circa 800, mentre Castello ne ha contati 502, Branca 433 e Orvieto 194. In questo senso, per il M5s non riaprire il Punto nascita di Spoleto significherebbe «ignorare le caratteristiche orografiche della nostra regione e le distanze che molte gestanti dovrebbero affrontare per raggiungere i centri hub».
