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di M.T.

L’obesità è riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità come una patologia cronica non trasmissibile e uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcune forme tumorali. In Italia, secondo i dati recenti che anticipano la Giornata mondiale dell’obesità del 4 marzo, circa 6 milioni di persone convivono con obesità, mentre quasi la metà degli adulti risulta in sovrappeso. Nel nostro Paese il fenomeno non risparmia neanche i più giovani: un bambino su tre presenta eccesso ponderale, con implicazioni sulla salute fisica e psicologica.

Questi numeri nazionali trovano riscontro anche in Umbria, dove le rilevazioni ufficiali confermano una prevalenza di eccesso ponderale significativa ma stabile nel tempo. Secondo la sorveglianza sanitaria Passi dell’Istituto superiore di sanità per il biennio 2023‑2024, circa 33,4% della popolazione adulta è in sovrappeso e il 9% è obeso. Tra i bambini di 8‑9 anni, i dati di OKkio alla salute del 2023 mostrano che 18,4% è in sovrappeso e 7,0% è obeso. Tali valori sono coerenti con il quadro italiano, senza segni di peggioramento drammatico nei trend recenti ma indicativi di una condizione consolidata che richiede prevenzione e interventi mirati.

Sul versante della percezione sociale, nonostante tre italiani su quattro riconoscano l’eccesso di peso come un grave rischio per la salute, solo una minoranza si definisce obesa, segnalando un noto scarto tra consapevolezza e percezione di sé, con un possibile impatto sui percorsi di gestione del peso e sulla adesione alle terapie.

Parallelamente ai dati epidemiologici, la ricerca farmacologica e il mercato dei farmaci anti‑obesità stanno vivendo una fase di trasformazione su scala globale. Finora dominato dai grandi operatori occidentali come Novo Nordisk ed Eli Lilly, questo mercato ha visto un nuovo baricentro in Cina: con un rapido sviluppo di agonisti del recettore Glp‑1 e composti multi‑ormonali, Pechino sta emergendo come hub sia di sviluppo sia di produzione. Tra i simboli di questa fase c’è la mazdutide, primo doppio agonista Glp‑1/glucagone approvato in Cina nel 2025, e oltre 90 molecole analoghe o affini sono in sperimentazione nel Paese, con programmi che puntano a tripli agonisti in grado di modulare contemporaneamente Glp‑1, Gip e glucagone, potenziando gli effetti sulla perdita di peso e sul metabolismo.

Il dinamismo del settore è riflesso anche negli accordi industriali: nel 2026 Pfizer ha siglato intese con la biotech cinese Sciwind Biosciences per la commercializzazione di nuovo agonista Glp‑1, mentre altre collaborazioni strategiche riguardano programmi di ricerca con biotech cinesi su molecole di nuova generazione. In parallelo, grandi investitori come AstraZeneca hanno annunciato piani di espansione della capacità produttiva in Cina per i prossimi anni.

Le terapie contro l’obesità stanno diventando sempre più sofisticate. Esistono farmaci tradizionali chiamati Glp‑1, che aiutano a sentirsi sazi più a lungo e a ridurre l’appetito. Accanto a questi, la ricerca sta sviluppando nuove pillole che agiscono su più ormoni contemporaneamente, con effetti più ampi sul metabolismo.

Un esempio è orforglipron, una pillola che ha dimostrato di abbassare meglio la glicemia e favorire una maggiore perdita di peso rispetto alla semaglutide, anche se può dare più effetti collaterali e più persone interrompono il trattamento. Un altro farmaco, CagriSema, combinazione di cagrilintide e semaglutide, ha portato a una riduzione media del peso del 23% in quasi due anni di trattamento. Tuttavia, nel confronto diretto con la tirzepatide, farmaco che agisce su due recettori ormonali, CagriSema non ha raggiunto l’obiettivo statistico di equivalenza, pur restando efficace e ben tollerato.

Altri studi, ancora in fase sperimentale, mostrano che la tirzepatide può agire anche sul grasso bruno, un tipo di tessuto adiposo che “brucia” energia invece di accumularla, migliorando così i livelli di zuccheri e grassi nel sangue oltre alla perdita di peso.

In Umbria, i dati confermano che l’obesità adulta è simile alla media nazionale, mentre nei bambini l’eccesso di peso è significativo. Per questo è importante attivare percorsi di prevenzione precoci e personalizzati, coinvolgendo medici, scuole e comunità. Affrontare l’obesità richiede un approccio complesso, che combina farmaci, modifiche dello stile di vita e monitoraggio delle condizioni di salute associate.

Nella nostra regione alcune delle principali terapie farmacologiche contro l’obesità sono già disponibili, ma non esiste ancora un percorso strutturato su tutto il territorio. Farmaci come semaglutide (Ozempic, Wegovy) e tirzepatide (Mounjaro, Zepbound) possono essere prescritti dai medici specialisti, come endocrinologi e diabetologi, e ritirati in farmacia dai pazienti umbri. La domanda di questi trattamenti è in crescita, soprattutto nei centri dietologici e clinici della regione.

Altri farmaci più recenti o in sperimentazione, come le combinazioni multi‑ormonali, non sono ancora disponibili come terapie standard in Umbria al di fuori di studi clinici. L’uso di questi farmaci deve sempre essere parte di un percorso complessivo che include dieta, attività fisica e monitoraggio medico, perché l’obesità è una condizione complessa e multifattoriale.

In un contesto in cui la ricerca internazionale accelera e nuovi farmaci promettono efficacia clinica superiore, resta fondamentale ribadire che il trattamento dell’obesità non può limitarsi all’impiego di farmaci. Secondo le principali agenzie sanitarie, l’approccio deve essere olistico, comprendendo modifiche dello stile di vita, monitoraggio medico, supporto psicologico e interventi di prevenzione pubblica. Questo è tanto più vero in regioni come l’Umbria, dove i dati epidemiologici documentano una condizione strutturata ma non in peggioramento drammatico — un terreno nel quale politiche sanitarie mirate possono fare la differenza, integrando le nuove opportunità offerte dalla ricerca con interventi consolidati di educazione alla salute.

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