Foto di Towfiqu barbhuiya

L’Italia è il primo Paese al mondo ad avere una legge che riconosce ufficialmente l’obesità come malattia cronica. Il provvedimento, approvato definitivamente dal Senato, apre la strada a un approccio più strutturato alla prevenzione e alla cura di una patologia che colpisce un numero crescente di persone. Le risorse, tuttavia, restano limitate: 700mila euro per quest’anno, 800mila per il 2026 e 1,2 milioni dal 2027. Una cifra che, a fronte di un Fondo sanitario nazionale da 140 miliardi, appare insufficiente per garantire servizi capillari e omogenei.

In Umbria il tema assume particolare rilevanza. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, la regione presenta una percentuale di adulti in sovrappeso pari al 38% e di obesi attorno al 12%, valori in linea con la media nazionale ma che destano preoccupazione soprattutto nella fascia infantile. Qui, quasi un bambino su tre ha problemi di peso, un dato che spinge a considerare prioritari interventi nelle scuole, dall’educazione alimentare alla promozione dell’attività fisica.

Attualmente chi soffre di obesità in Umbria è seguito dai servizi di diabetologia e dai reparti ospedalieri di nutrizione clinica, ma la presa in carico non sempre è uniforme. La nuova legge potrebbe consentire di considerare la patologia non più come un effetto collaterale di altre malattie, ma come condizione cronica da trattare con percorsi dedicati. Ciò comporterebbe anche la necessità di ampliare i centri specializzati, di rafforzare il personale sanitario e di garantire un accesso più equo ai farmaci di nuova generazione, oggi prescrivibili solo in presenza di diabete associato.

Il nodo dei finanziamenti resta però centrale. Le associazioni umbre di pazienti chiedono che l’obesità venga inserita nei Livelli essenziali di assistenza, affinché le cure siano gratuite per tutti. Senza questa garanzia, la legge rischia di restare un segnale simbolico più che un cambiamento concreto. Un tema che trova eco anche nelle posizioni dell’opposizione parlamentare, che pur riconoscendo l’importanza del provvedimento ne sottolinea i limiti operativi.

In questo quadro, l’Umbria guarda con attenzione alle prossime mosse del ministero della Salute. La creazione di un osservatorio nazionale sull’obesità, con compiti di monitoraggio e promozione degli stili di vita sani, potrebbe offrire strumenti utili anche alle realtà territoriali più piccole. Ma sarà decisiva la capacità delle Regioni di tradurre le linee guida in servizi effettivi, investendo in prevenzione e rafforzando le strutture sanitarie locali.

Per una regione come l’Umbria, già alle prese con difficoltà nel garantire un’offerta sanitaria omogenea tra aree urbane e zone interne, la nuova legge rappresenta un’occasione per rimettere al centro un problema sanitario e sociale di forte impatto. Se la sfida sarà raccolta con adeguati investimenti, il riconoscimento dell’obesità come malattia potrà trasformarsi da gesto simbolico a opportunità concreta di salute pubblica.

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