di Giorgia Olivieri
Quasi due anni di lavoro per arrivare al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per le cooperative sociali in Umbria, un nuovo contratto definito «rivoluzionario» e capace di «restituire dignità» ai lavoratori e alle lavoratrici di questo importante settore del welfare.
Il rinnovo è avvenuto il 26 gennaio ma la sua ufficializzazione è avvenuta venerdì 16 febbraio a palazzo Donini nel corso di una conferenza stampa nella quale sono state presentate le importanti novità a beneficio dei lavoratori: un incremento di 120 ero al mese a regime, l’introduzione della quattordicesima mensilità, retribuzione oraria di 9 euro minimi in modo da superare la soglia di povertà, il potenziamento della maternità e altre tutele per le lavoratrici i lavoratori. È stato calcolato quindi un aumento dei salari tra il 12,5 e il 18 per cento per i lavoratori del comparto, ulteriori aumenti avverranno a ottobre e nel 2025. In Umbria lavorano nelle cooperative sociali 9.500 persone, di cui il 70 per cento donne con mille lavoratori diversamente abili e svantaggiati: questi erogano servizi a favore di 80 mila cittadini. Secondo i sindacati, questo contratto «restituisce dignità ai lavoratori».
Le organizzazioni sindacali e le centrali cooperative costituiscono il Comitato misto paritetico della cooperazione sociale umbra, composto da Andrea Bernardoni per Legacoop sociali; per Confcooperative Federsolidarietà Roberta Veltrini; per Agci imprese sociali Gianfranco Piombaroli; per Fp Cgil Michele Agnani; Fisascat Cisl Valerio Natili; per FpCisl Marcello Romeggini; per UilFpl Monica Di Angelo; per Uiltucs Nicola Cassieri. Come sottolinea quest’ultimo, «Ci auguriamo che il 2024 sia un anno di rinnovo di tanti altri contratti, che possano mettere al centro il lavoratore meritevole di un giusto riconoscimento. Il comitato c’è, ora spetta alla parte politica mettersi in gioco».
Secondo quanto calcolato, dal 1 febbraio le cooperative sociali hanno un incremento del costo del lavoro del 5 per cento. A regime le cooperative sociali avranno un incremento del costo del lavoro superiore al 13 per cento, pari a 10 milioni di euro per il 2024, e a 25 milioni a fine 2025. Per rendere sostenibili gli incrementi delle retribuzioni previste dal nuovo contratto, garantire l’offerta dei servizi erogati delle cooperative sociali e garantire gli attuali livelli occupazionali le amministrazioni pubbliche, che rappresentano il 90 per cento della domanda delle cooperative sociali, dovranno adeguare rapidamente i contratti in essere riconoscendo gli incrementi richiesti dalle cooperative. Anche la Ragione Umbria dovrà adeguare le tariffe dei servizi socio sanitari accreditati.
Per tale motivo i membri del comitato hanno già interloquito con Anci e inoltrato richiesta alla presidente Tesei per un confronto sull’aumento dei costi. Questo rinnovo mette al centro del dibattito il tema del salario minimo. «Chiameremo a coerenza coloro che ci hanno detto che il salario minimo si raggiunge a livello contrattuale – dichiara Michele Agnani, Fp Cgil – andrà individuato un meccanismo per finanziare il settore, qui abbiamo segnato l’inizio di un percorso in cui affermiamo che noi al ccnl non rinunciamo. Ora invitiamo la politica ad andare dritti rispetto a un riordino del sistema». Intanto sindacati e cooperazione hanno annunciato che la prossima settimana scriveranno a tutte le stazioni appaltanti pubbliche, invitandole ad adeguare, rapidamente e senza indugio, i contratti in essere.
Se la Regione Umbria non adeguerà tempestivamente le tariffe dei servizi accreditati e i Comuni, le Usl e le altre amministrazioni pubbliche non riconosceranno tempestivamente gli adeguamenti dei contratti in essere il comparto della cooperazione sociale dell’Umbria andrà in crisi. «La crisi del comparto della cooperazione sociale produrrà la perdita dei posti di lavoro e metterà a rischio la continuità nell’erogazione dei servizi di welfare e di servizi pubblici vitali per la Regione Umbria». «Siamo fiduciosi anche perché nei prossimi giorni sarà in discussione in consiglio regionale una legge bipartisan dal titolo Qualità del lavoro e dei servizi alla persona, che indica con chiarezza la direzione che la Regione Umbria, dopo la pandemia, ha scelto di intraprendere», conclude il comitato.
