di Daniele Bovi
«This in the face of the nation». «Questa è la faccia della nazione», quella di una poliziotta che da un poster accoglie il mondo che arriva a New York all’Ufficio immigrazione del Jfk, il più importante aeroporto della città che in questi giorni ha ripreso a funzionare dopo la devastazione seminata dall’uragano Sandy. Sopra, da uno schermo, una famiglia ride felice al luna park di Coney Island. In quello a fianco c’è invece la faccia di New York che manda la Cnn con i suoi inviati, ricordando che martedì a partire dalle 18 parte lo speciale elettorale. Ventidue persone il mare ha portato via a Staten Island, due i bambini. «Che facciamo – dice una ragazza del quartiere all’anchorman parlando dell’annullamento della maratona – corriamo felici sui corpi dei nostri bambini?».
Molto più su, nel Queens, c’è preoccupazione soprattutto per i poveri. «No food, no water, no power» dice un reverendo alle telecamere guardato con occhi attenti da molti maratoneti in fila col passaporto in mano e lo zainetto tecnico in spalla. «Non c’è cibo, non c’è acqua, non c’è energia elettrica». Ed è proprio l’assenza di energia elettrica in alcuni quartieri, specialmente nella parte Sud di Manhattan, che dà alla «città che non dorme mai», quella delle luci, un volto spettrale.
All’incrocio tra Broadway e la Houston, venerdì notte, solo le fotoelettriche mandate da un generatore danno luce. Tutto chiuso in moltissime vie tra Little Italy e Soho: bar, ristoranti e negozi uno attaccato all’altro ognuno senza energia o senza acqua. Dalla 34esima in giù la metropolitana è bloccata, così servono i taxi e scarpe comode per raggiungere la parte più a nord della città dove la vita sta riprendendo come prima.
Un tassista georgiano fa da guida risalendo da Little Italy verso Times Square:interi quartieri sono al buio, in mezzo agli incroci decine e decine di poliziotti per evitare disordini e scoraggiare gli sciacalli. Nella città delle luci in questi incroci ci sono le persone con le torce elettriche in mano. Le nuvole di venerdì hanno lasciato il posto, sabato mattina, al sole e a un vento ghiacciato che spazza la città.
Nel nord di Manhattan Sandy sembra essere solo un ricordo, a parte i turisti che fanno le foto all’ormai noto condominio dei milionari con la gru che pende pericolosamente verso il basso, a due passi dalla sede del New York Times. Lungo le strade non sono pochi i road runners che hanno deciso comunque di non rinunciare a correre: indossano la maglietta arancione che danno al Jevits center, un enorme struttura dove sabato mattina i maratoneti avrebbero dovuto far festa. A poca distanza una coda infinita di auto è in attesa per riuscire a fare 40 dollari di benzina, razionata in città.
Dentro al Jevits cartelli in molte lingue accolgono i road runners da mezzo mondo ma della consueta e allegra festa non c’è nemmeno l’ombra. I corridori accreditati ritirano il kit del maratoneta, a lato un enorme fiera dello sport offre di tutto. Poca, pochissima la gente che si aggira tra stand che regalano assaggi di barrette energetiche e l’ultima bevanda per atleti. Gentili e con un sorriso di circostanza ti spiegano che su moltissimi prodotti c’è lo sconto dal 20 al 50 per cento.
