L’Umbria, cuore verde d’Italia, si conferma una delle regioni più vulnerabili al dissesto idrogeologico. Secondo l’Inventario dei fenomeni franosi in Italia (Iffi) dell’Ispra, la regione registra una densità di 408 frane ogni 100 chilometri quadrati, collocandola tra le aree più a rischio del Paese. La superficie italiana classificata a pericolosità per frane è aumentata del 15% dal 2021 al 2024, passando da 60.481 a 69.553 chilometri quadrati, pari al 23% del territorio nazionale, mentre le zone a maggiore pericolosità tecnica (classificate come P3 ed P4) sono salite dall’8,7% al 9,5%.
L’Umbria presenta aree particolarmente esposte nelle zone collinari e montane, dove la combinazione di suoli argillosi, pendenze accentuate e urbanizzazione non controllata aumenta il rischio di smottamenti e colate di fango. Foligno e Spoleto registrano frane ricorrenti, soprattutto durante le piogge intense che saturano il terreno. Anche Narni e Gualdo Tadino mostrano fragilità significative per la vicinanza a corsi d’acqua e l’erosione fluviale, mentre le zone montane di Norcia e Cascia sono soggette a frane superficiali e colate rapide di detriti dopo eventi meteorologici estremi.
Le conseguenze sul territorio sono evidenti: nel 2023 numerosi smottamenti hanno interessato infrastrutture viarie, abitazioni e terreni agricoli. La popolazione a rischio frane in Umbria e in Italia raggiunge milioni di abitanti: nel 2024 il dato nazionale indica 5,7 milioni di persone esposte, di cui oltre 1,28 milioni residenti in aree ad alta pericolosità. Gli edifici privati minacciati in regione superano le 742mila unità, a cui si aggiungono quasi 75mila immobili aziendali e 14mila beni culturali.
Per affrontare l’emergenza, la Regione Umbria ha avviato interventi di messa in sicurezza, tra cui opere di consolidamento dei versanti e rafforzamento delle reti di monitoraggio. Sono stati realizzati sistemi di sorveglianza per rilevare in tempo reale i movimenti del suolo, insieme a opere di contenimento e drenaggio per stabilizzare i terreni più critici. Parallelamente, i piani urbanistici vengono adattati per evitare nuove costruzioni in aree ad alto rischio. Nonostante questi sforzi, la complessità del territorio e la scarsità di risorse rendono difficile garantire una protezione completa e tempestiva.
Il cambiamento climatico contribuisce ad accentuare la frequenza e l’intensità degli eventi estremi, amplificando il rischio di frane e alluvioni anche in zone storicamente meno esposte. Alessandro Trigila, responsabile della sezione Sviluppo e coordinamento dell’Inventario dei fenomeni franosi in Italia e monitoraggio in situ delle frane di Ispra, spiega che «rispetto all’ultimo report, nel triennio 2022-2024 ci sono stati ulteriori studi che hanno sollecitato un miglioramento del quadro conoscitivo. Allo stesso tempo in questi tre anni ci sono stati eventi particolarmente critici sul territorio nazionale, sia per quanto riguarda le alluvioni che le frane, che hanno determinato la modifica delle mappe di pericolosità».
Strumenti come la piattaforma nazionale IdroGeo offrono supporto ai cittadini e agli enti locali, fornendo informazioni aggiornate sul rischio idrogeologico e sulle aree più esposte, in attesa dell’ulteriore aggiornamento delle mappe sulle alluvioni.
In questo contesto, la resilienza dell’Umbria dipende dalla capacità di coniugare monitoraggio scientifico, interventi di prevenzione e consapevolezza della popolazione. Solo un approccio integrato, che unisca istituzioni, tecnici e cittadini, può contribuire a mitigare i rischi e a garantire la sicurezza delle comunità e del patrimonio territoriale.
La mappa realizzata dal Sole 24 Ore sui dati Ispra 2024 mostra in dettaglio la superficie delle aree a pericolosità di frana «elevata» a «molto elevata» nelle province italiane, con il dato delle densità di frane a livello regionale, espresse come numero di frane per 100 km². Il totale delle frane in Italia evidenziato è 211 per densità media regionale.
Qui sotto la classifica basata su questi dati, ordinata per densità di frane (numero di frane per 100 km²):
- Bolzano – 200 frane per 100 km²
- Lombardia – 595 frane totali
- Umbria – 408
- Emilia Romagna – 357
- Marche – 421
- Toscana – 476
- Molise – 537
- Liguria – 249
- Valle d’Aosta – 178
- Abruzzo – 78
- Piemonte – 149
- Lazio – 61
- Sicilia – 141
- Trento – 152
- Friuli Venezia Giulia – 73
- Veneto – 55
- Campania – 171
- Calabria – 66
- Puglia – 4
- Sardegna – 7
- Basilicata – 175
