C’è un po’ di tutto nell’appuntamento di protesta a Perugia in programma per il 21 novembre alle 18 in piazza Partigiani. A organizzarlo sono Perugia Solidale, Lautoradio, TransfemPg, Operatori sociali autorganizzati – Osa via del lavoro, Osa – sindacato studentesco, Udu, Link, Altrocioccolato, Palestra Popolare Perugia e All eyes on Palestine Perugia.

Nel volantino diffuso, le associazioni si dicono in lotta contro «le aziende che supportano il genocidio in Palestina» e quelle che «sfruttano le persone impiegate nella filiera del cioccolato». Affermano: «non è possibile che venga permesso alle aziende che fanno affari con Israele di avere un posto nel centro storico di Perugia». Fanno riferimento alla manifestazione Eurochocolate che proprio in questi giorni va in scena per la sua 31esima edizione. Guarducci, il patron della manifestazione, contattato da Umbria24 si è limitato a commentare: «Non condivido, ma rispetto».

Nel volantino viene sottolineato come, a loro parere, le imprese presenti all’evento (non è specificato se tutte o solo alcune, ed eventualmente quali, se non espressamente Nestlé) siano responsabili di «affamare il mondo con colture transgeniche, fertilizzanti, salari da fame e concorrenza sleale». Denunciano inoltre «lo sfruttamento del lavoro» nelle piantagioni di cacao «particolarmente per le donne».

Si punta il dito contro Nestlé «legata alla proprietà del colosso alimentare israeliano Osem, è per questo essa stessa sotto attenzione del movimento per il Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds)». Quindi la denuncia dei «piani di licenziamento alla Perugina» che «non sono un incidente, ma l’applicazione di un modello di sfruttamento». Tali aziende sarebbero secondo i promotori «controllate da fondi di investimento che vivono di speculazioni immobiliari, come quelle che sta preparando Trump» per le spiagge di Gaza. Nelle rivendicazioni anche «l”imborghesimento delle aree urbane, e turistificazione del centro storico» della città «inaccessibile per famiglie a basso reddito». Non mancano attacchi alle «monoculture di noccioleti» e ai «mostri», tra cui «il museo del cioccolato appena inaugurato al Mercato coperto» dove sarebbero «negate tutte le nefandezze di questa filiera».

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