«Sono emersi depositi di materiali molto più antichi rispetto alla cronologia degli altri reperti, portando così ad ipotizzare che la villa occupasse un sito preesistente molto più antico». A dirlo è Roberto Montagnetti uno dei ricercatori della necropoli di Lugnano in Teverina, dove stanno tuttora lavorando gli archeologi delle Università di Yale, Stanford e Arizona, coordinati dal prof David Soren che dal 1988 studia la necropoli dei bambini di località Poggio Gramignano.
Qui proprio la scoperta di reperti riconducibili a un’epoca successiva a quella finora stabilita per l’area archeologica in provincia di Terni, datati intorno alla metà del V secolo dc, ha aperto la strada a nuova ipotesi, a cominciare da quella più ovvia, ossia che la villa tardo romana possa essere sorta su un sito molto più antico. In questo senso, si sta quindi facendo largo un nuovo progetto di scavi, come sempre con la sorveglianza della Soprintendenza, che prevede l’ampliamento delle area di ricerca per cercare di investigare più approfonditamente sull’evoluzione storico insediativa dell’area, mentre resta sempre sul tavolo la capitalizzazione delle scoperte archeologiche, che passa inevitabilmente per la musealizzazione di Poggio Gramignano, dove non si è mai andati oltre l’open day.
Nel luglio scorso, come noto, nella necropoli dei bambini di Lugnano in Teverina venne scoperto i resti di un bambino o di una bambina vampira, con la bocca aperta e una pietra collocata al suo interno che sarebbe servita a impedirgli di risorgere dai morti. Secondo gli esperti, la presenza della pietra nella cavità orale sarebbe riconducibile a un rito presumibilmente legato all’epidemia di malaria che, alla metà del V secolo, infestò l’area di Lugnano. Il rinvenimento dà forza alla tesi secondo cui Attila desistette ad avanzare verso la conquista di Roma proprio per la presenza dell’epidemia.
