Quasi 59 milioni di euro, che salgono a 82,3 tenendo conto degli interessi. A tanto ammontano i «carichi residui», cioè le somme che il Comune di Perugia non è riuscito a incassare dal 2000 al 2023; cifre che sono al centro della rottamazione quinquies alla quale Palazzo dei Priori ha deciso di aderire. La proposta di delibera è stata discussa lunedì mattina in commissione Bilancio e approvata all’unanimità; un’operazione che va letta insieme a quella tramite la quale, nei giorni scorsi, il Comune ha deciso di accelerare sulla riscossione adottando un piano ad hoc.
La rottamazione Il provvedimento recepisce la possibilità concessa agli enti locali dal decreto legge 38 del 2026 di applicare la definizione agevolata ai debiti affidati all’Agenzia delle entrate tra il primo gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. In base alla misura, i contribuenti potranno chiudere le proprie posizioni versando soltanto il capitale dovuto e le spese di notifica o delle eventuali procedure esecutive. Verranno invece cancellati sanzioni, interessi di mora e aggio. Per le multe del codice della strada il beneficio sarà più limitato e riguarderà esclusivamente interessi e aggio, mentre la sanzione dovrà essere corrisposta integralmente.
I numeri Complessivamente Palazzo dei Priori ha sulle spalle una massa complessiva di crediti residui pari a 82.337.553 euro. Di questi, 58,7 milioni sono rappresentati dal capitale, 15,1 milioni da sanzioni e 8,2 milioni da interessi. Le voci più consistenti riguardano la Tari e i tributi che l’hanno preceduta, per oltre 29 milioni di euro, seguite dalle sanzioni del codice della strada, che superano i 24 milioni, e da Ici e Imu, per oltre 21 milioni. L’analisi storica mostra che la concentrazione dei carichi è cresciuta negli anni più recenti. Il valore più elevato si registra nel 2023, con oltre 21,1 milioni di euro, seguito dal 2019 con 17,6 milioni e dal 2018 con 12,7 milioni. Nei primi quindici anni considerati gli importi risultano invece molto più contenuti. Soldi nella stragrande maggioranza dei casi presenti solo sulla carta. Nella delibera l’amministrazione sottolinea infatti che si tratta in larga parte di crediti molto difficili da recuperare, tanto che una quota consistente è già stata svalutata nelle scritture contabili attraverso il Fondo crediti di dubbia esigibilità.
Le stime Per questo motivo i circa 2,8 milioni di euro che il Comune stima di incassare grazie alla definizione agevolata vengono considerati risorse che, in assenza della misura, avrebbero avuto poche possibilità di essere riscosse. La previsione è costruita su un tasso di adesione «del tutto prudenziale» del 3,3 per cento, lo stesso utilizzato dallo Stato per le stime della Legge di bilancio 2026. In questo scenario il recupero complessivo ammonterebbe a 2.837.373 euro tra il 2027 e il 2035. L’incasso più consistente è atteso nel 2027, con oltre 515 mila euro, per poi stabilizzarsi negli anni successivi attorno a 294 mila euro annui. Secondo il Comune l’operazione consentirà di recuperare crediti ormai datati senza avviare ulteriori procedure di riscossione, con vantaggi anche sul fronte del contenzioso. La domanda di adesione comporterà infatti la rinuncia alle eventuali controversie ancora pendenti relative ai carichi oggetto della definizione.
I tempi Nella relazione allegata alla delibera si legge che l’obiettivo è anche quello di migliorare la qualità dei residui attivi presenti in bilancio e rafforzare gli equilibri finanziari dell’ente. Le stime riportate nel documento indicano infatti un «effetto positivo sul risultato di amministrazione» pari a 1.628.727 euro nel periodo compreso tra il 2027 e il 2036. Il calendario della procedura è già fissato dalla normativa nazionale. Entro il 15 settembre di quest’anno l’Agenzia delle entrate dovrà pubblicare sul proprio sito i dati relativi ai carichi definibili. Le domande potranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica dal 16 settembre al 31 ottobre; entro il 31 dicembre l’agente della riscossione comunicherà ai contribuenti l’importo dovuto e il piano dei pagamenti. Il saldo potrà avvenire in un’unica soluzione entro il 31 gennaio 2027 oppure in forma rateale, fino a un massimo di 54 rate bimestrali. In caso di pagamento dilazionato si applicherà un interesse annuo del 3 per cento a partire dal primo febbraio 2027. La normativa prevede inoltre la perdita dei benefici in caso di mancato pagamento dell’unica rata oppure di due rate, anche non consecutive.
